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Galleria d'arte Spigoli di luce

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 L. Bakst. La cena (1903) Leon Bakst (nome d'arte di Lev Samojlovic Rosemberg) nacque a S. Pietroburgo nel 1866 da una famiglia ebrea.
Studiò dapprima all' Accademia di Belle Arti di S. Pietroburgo e nel 1883 si trasferì a Parigi ove, dal 1883 al 1886, frequentò dapprima i corsi di pittura presso l'Academie de Beaux Arts , poi all'Academie Julian ed infine dal 1893 al 1896 lo studio di J. L. Gerôme .
Tornato in Russia iniziò a lavorare come illustratore. Si allontanò ben presto dal formalismo degli accademici e dal realismo degli ambulanti, che avevano caratterizzato le prime fasi della sua attività artistica a favore di uno stile più individuale ed evocativo che ricercò nel folclore popolare della sua terra.
Nel 1890 conobbe Alexandr Benois ed iniziò a praticare il circolo dei suoi amici ove conobbe e strinse amicizia con Diaghilev.
 L. Bakst. Ritratto di Liubov Gritzenco(1903) Fu con Diaghilev tra i fondatori della rivista "Il Mondo dell’Arte" (Mir Iskusstva) della quale ne curò l’organizzazione. Realizzò molte decorazioni grafiche, compreso il logo della rivista, un’aquila su di un picco innevato su sfondo di luna e stelle, allegoria che così spiegherà: “Il Mondo dell’Arte è più alto di ogni altra cosa terrena, è prossimo alle stelle".
Tra il 1902 e il 1904 realizzò i primi bozzetti di scene e costumi per il teatro dell'Ermitage e il Teatro Marijinskij di S. Pietroburgo. Il suo viaggio nel 1907 nell’antica Grecia divenne insieme una rivelazione e una conferma, perché aveva già intuito che quel mondo non era in bianco e nero come ritratto nei manuali ma un universo dai colori brillanti.
Dopo l'esperienza greca lavorò ai costumi per Anna Pavlova nella “Morte del cigno” e nelle “Silfidi” , per Tamara Karsavina nella “Danza delle fiaccole” .
 L. Bakst. Terror antiquus (1908) Il colore assunse un valore altamente simbolico e divenne il principio delle sue tante scenografie. L'innovazione constò nell’individuare una banda di colore per ogni allestimento e di seguirla fino in fondo per cui il colore stesso
La profonda conoscenza delle combinazioni cromatiche si esplicarono in una grandissima successione di armonie attuate appieno nella realizzazione per “Cleopatra” del 1907 e "La bella addormentata" del 1908, di costumi perfettamente adattati al corpo delle ballerine ed arricchiti da veli che prolungavano i movimenti del corpo.
In particolare, l‘allestimento dell‘opera “Cleopatra” svelò quanto era giusta l'intuizione che, per la buona riuscita della rappresentazione, era grandemente importante la uniformità di stile, perseguita attraverso un disegno ineccepibile ed un orientamento preciso, che doveva fornire l’elemento di connessione per tutta una serie di ritmi e fluire ininterrottamente dall’inizio alla fine della rappresentazione.
 L. Bakst. Costume per Sherazade (1910) Il successo giunse con la stagione parigina organizzata da Diaghilev nel 1910. Celebre la sua scenografia per l' “Antigone” di Sofocle con Ida Rubinstein come protagonista (1910).
La sua personalità di scenografo e costumista si realizzò pienamente con i Balletti Russi di Diaghilev. Bakst fu autore di un raffinato "Carnevale" di Schumann, il balletto pantomima di cui curò il libretto insieme al coreografo Fokine e dove adattò alla danza abiti ispirati agli anni 1830-1840.
Fu autore anche del celebre "Sherazade" di Rimskij-Korsakov, dove riversò una sfavillante vena orientalista e le cui scene piene di blu, di verde e di rossi, in contrasto tra loro, trasmettevano allo spettatore un che di passionale ed erotico.
 L. Bakst. Ritratto di Amedeo Modigliani (1917) Il sodalizio con Diaghilev portò ulteriori successi: "L'après-midi d'un faune" di Debussy (1912), "Le Dieu bleu" di R. Hahn (1912), "Le Jeux "di Debussy (1913), la nuova versione di "Sherazade "(1915). Gli ultimi bozzetti, del 1923, furono dedicati a "Fedra" di D'Annunzio e di Racine per i teatri parigini.
Dotato ritrattista, immortalò personalità del teatro come Isadora Duncan, Ida Rubinstein, Sergej Diaghilev, Anna Pavlova, Léonide Massine.
Bakst non temette mai di sembrare vistoso, eccessivo nell’uso del colore e mai scadde nel cattivo gusto. Comprese che le scene, i costumi e gli artisti avevano uguale importanza nello spettacolo e concepì la scena in tre dimensioni dilatandola attraverso simmetrie occulte, ottica spaziale e profondità della scena, dentro cui lo spettatore doveva entrare in una dimensione onirica. L’artista compì una rivoluzione dello spazio scenico, che doveva avere un significato simbolico, essere rappresentazione di un viaggio dello spettatore verso un antico candore.
Léon Baskt morì a Parigi nel 1924.