Galleria d'arte Spigoli di luce



Konstantin Bogaevskij.

Konstantin Bogaevskij. In riva al mare. (1907) Konstantin Bogaevskij nacque a Theodosija (Ucraina) nel1872 da una famiglia italo-germanica con ascendenze genovesi.
Studiò con Fessier e Aivazovskij nella sua città natale, per iscriversi poi all’Accademia Reale di Belle Arti e successivamente frequentare lo studio di Kuindzhi.
Nel 1898 viaggiò in Italia ed in Francia. In quest'ultimo paese iniziò a familiarizzare con le opere di Claude Lorrain che considerò il suo vero maestro. Nello stesso anno espose per la prima volta i suoi lavori a Mosca ma divenne popolare solo dopo che il critico Maximilian Voloshin pubblicò una serie di saggi su di lui.
Bogaevskij divenne sodale de
il "Mondo dell'arte" (Mir Iskusstva) e dell'Unione degli artisti russi, ma il suo "storicismo" fu profondamente diverso da quello degli artisti del Mondo dell'arte più aderente "alla storia della terra piuttosto che alla storia della cultura" ed, al contrario di molte opere di costoro, i suoi lavori mancano completamente di qualsiasi vena ironica.
Dal 1900 lavorò a lungo nella sua terra ove assimilò un ideale della natura e della vita che si concretizzò nella ideazione di un mondo ignoto, di una natura lontana in cui è ben descritta la natura del suolo, la struttura delle rocce e la forza delle acque ma è scarsamente rappresentata la figura umana .
Nel 1906 partecipò all' Esposizione dell'Arte russa a Parigi organizzata da Sergej Diaghilev .
Nel 1911 visitò l'Italia ove scoprì la pittura di Andrea Mantegna che influenzò fortemente le sue opere successive.
Dopo la rivoluzione d'ottobre visse appartato sebbene alcune sue opere fossero ritenute la autentica espressione del realismo socialista.
L'artista morì a Theodosia nel 1943.
Bogaevskij può essere considerato un continuatore della tradizione paesaggistica tributaria della lezione di Poussin, Lorrain e del Rinascimento italiano. I suoi paesaggi sono fantastici, stilizzati, lineari, austeri e tuttavia decorativi e riportano alla mente gli sfondi degli affreschi italiani del Quattrocento.
Nonostante i chiari riferimenti al linguaggio della classicità, la sua arte ebbe un carattere squisitamente romantico, distante dai segni della contemporaneità, proiettato verso un universo di pura astrazione, più prossimo agli ideali dei maestri della "Rosa azzurra".