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Galleria d'arte Spigoli di luce

Via Panisperna 238. (00184) Roma.


Marc Chagall. Il morto (1908) Marc Chagall (il cui vero nome era Moshe Segal) nacque il 7 luglio 1887 a Vitebsk, città della Russia Bianca sulle sponde della Dvina occidentale, primo di nove figli di una modesta famiglia israelita, della quale portò i ricordi delle abitudini e delle tradizioni per tutta la vita.
Sin dalla tenera età sognò di fare il pittore, un mestiere per cui affrontò grandi difficoltà come quella di trovare una scuola che accettasse di accogliere un ebreo (gli ebrei non erano ammessi negli istituti pubblici) e la madre dovette versare i risparmi della famiglia perché suo figlio potesse frequentare le lezioni.
Dopo aver frequentato nel suo paese natale, l’atelier del pittore ebreo Yehuda Pen nel 1907 si trasferì a S. Pietroburgo nella Imperiale Società per l' incoraggiamento delle Arti di Elisaveta Zvanceva nelle classi di Lev Bakst e di Mstislav Dobuzinskij. Durante il suo soggiorno nella capitale russa del nord ebbe modo di conoscere l’arte di Cézanne, Gauguin e Van Gogh.
Marc Chagall. Le nozze (1909) In uno dei vari ritorni a Vitebsk tramite gli amici Victor Mekler e Thea Brachmann, nel 1909 conobbe e si fidanzò con un'avvenente ragazza, Bella Rosenfeld , figlia di un gioielliere, studentessa a Mosca, di due anni più grande di lui, che divenne modella ed ispiratrice dei suoi capolavori.
Nel 1910, grazie all’interessamento del deputato alla Duma Max Mojsevic Vinaver, poté recarsi a Parigi con Bella. La coppia, che andò a vivere a Montparnasse, poté ammirare i capolavori del Louvre e fare la conoscenza la conoscenza di maestri come Monet, Millet e Pissarro, Leger, Modigiani, Roberto Delaunay ed poeti G. Apollinaire, Max Jacob, Blaise Cendrars, André Breton, che ebbero un ruolo importante sulla sua formazione artistica. Marc Chagall. Il poeta (1911) A Parigi iniziò a dipingere un fantasioso mondo visionario fatto di acrobati sospesi a mezz'aria, cavalli volanti, violinisti dal volto verde, spose volteggianti nel cielo.In quegli anni fu vicino al cubismo da lui reso in chiave fantastica. I suoi quadri, nelle scomposizioni, nei tagli, nella simultaneità di motivi, mantennero il loro sapore di fiaba nelle invenzioni bizzarre e fantastiche nei villaggi russi che si affacciavano colorati ai margini delle tele. Ma sotto le strambe iconografie che affrontavano le spigolosità cubiste si nascondevano significati simbolici e metafore estranee al cubismo.
Tra il 1911 ed il 1912 incontrò Lenin ed il futuro commissario del popolo della cultura Lunacarskij.
Tra il 1912 ed il 1914 dipinse decine di quadri, come "La nascita", "Il violinista", "La presa di tabacco" nei quali si sovrapposero cubismo, futurismo, fauvismo. In tale periodo inviò suoi quadri in patria per la mostra moscovita della “Coda d’asino”, espose le sue opere a Berlino alla galleria Der Sturm ed inoltre partecipò ai Salons des Indépendents, ad Amsterdam e Pietroburgo.
Marc Chagall. Omaggio ad Apollinaire (1911) Ritornato in Russia allo scoppio della guerra, partecipò alle esposizioni del “Mondo dell’Arte” del “Fante di quadri".
Nel 1915 sposò Bella. L’anno successivo nacque la figlia Ida.
Aderì alla Rivoluzione del 1917 e nel 1918 ottenne dal commissario del popolo alla cultura di aprire un accademia a Vitebsk un’accademia che divenne uno dei centri dell’avanguardia russa, frequentato specialmente dai costruttivisti e dai suprematisti.
Il ritorno emozionante con la sua città produsse una abbondanza di temi russi ed ebraici sviluppati in modo più naturale, recondito e poetico. Riemersero le vedute di Vitebsk , le sue costruzioni, le botteghe, la farmacia, il salone del barbiere, oltre ai musici, ai contadini, ai soldati,ai rabbini ed ebrei in preghiera, agli innamorati Marc e Bella, lavori che riprendono componenti cubiste nel rigore dei tagli e delle stoffe e valenze simboliste nella scelta dei colori. Nel 1919 affrescò il “Teatro ebraico” di Granovskij di Mosca.
Marc Chagall. Gli innamorati in blu (1914) Dissensi politici e artistici lo costrinsero nel maggio 1920 a dare le dimissioni dall'accademia e nel 1922 ad abbandonare la Russia ed a trasferirsi prima a Berlino e l’anno successivo a Parigi.
Negli anni che seguirono viaggiò per tutta Europa trasformando il suo stile. Nelle sue composizioni affiorò un nuovo interesse per la natura resa con pennellate intense e vibranti.
Nel 1924-25 illustrò, per l’editore Vollard “Le anime morte” di Gogol a cui seguirono nel 1926-27 le illustrazioni delle “Favole” di La Fontaine e nel 1931 “La Bibbia”.
Nel 1932 si recò in Olanda, nel 1934 in Spagna, nel 1935 in Polonia e nel 1937 in Italia.
Nel 1941, per sfuggire alle persecuzioni nella Francia occupata dai nazisti, si rifugiò negli Stati Uniti ove seguitò a dipingere lodato dai critici ed assai ricercato dai collezionisti.
Marc Chagall. Dalla finestra della dacia a Zool's'e (1911) Nell' agosto 1944 morì sua moglie Bella lasciando il pittore nello sconforto. Per mesi e mesi, in preda ad una profonda depressione, non toccò un pennello finché sua figlia Ida non decise di mettergli accanto una giovane governante inglese, Virginia Haggard McNeil, di cui Marc si invaghì. Dalla loro unione nacque un figlio, David, ma quando, due anni dopo, l'artista decise di tornare in Francia, la loro intesa entrò in crisi e nel 1951 Virginia tornò in Inghilterra con il bambino. L'anno successivo Chagall sposò l'ucraina Valentine Brodskij si stabilì a Saint-Paul de Vence ove continuò a dipingere opere di sapore visionario e surrealista e si dedicò con passione alla scultura, alla ceramica ed alla realizzazione di opere monumentali (le vetrate della cattedrale Hadassah di Gerusalemme e quelle del palazzo dell’ONU a New York, i dipinti per il soffitto dell’Opera di Parigi, il trittico di arazzi con le scene della Creazione, l’Esodo e l’Entrata in Gerusalemme).
Chagall morì nel 1985 S. Paul de Vence in Provenza.
Marc Chagall. Il violinista verde (1923) La pittura di Chagall presentò sin dagli inizi caratteri di spiccata originalità che si mantennero tali per tutta la sua lunga vicenda artistica. Se il fauvismo ed il cubismo influenzarono la struttura e le tendenze cromatiche delle sue opere, tuttavia queste nacquero all’insegna di una “violenza lirica” senza precedenti.
Gli elementi caratterizzanti della sua pittura furono l’immaginazione e lo stravagante, il simbolo e la metafora, le verità eterne ed i valori ultimi della vita, la gioia ed il dolore, la vita e la morte.
In nessun altro paese, se non in Russia, avrebbe potuto trovare un terreno altrettanto propizio ai contrasti, che divennero una inesauribile fonte di ispirazione, in seno ad una società nella quale lo stile del cittadino delle capitali era del tutto estraneo al modo di vivere ebraico della provincia.
Marc Chagall. Fiori rossi (1926) Fu tra il 1910 ed il 1930 che si manifestò appieno la complessa fusione di slancio irreale e di ingenua, addirittura infantile, visione del mondo, di memoria propria e nazionale, di pensiero rituale e di folclore popolare, di librata fantasticheria e di disarmante semplicità.
Il lato fiabesco delle sue creazioni si ricongiunse strettamente alla natura russo-ebraica in una vertigine onirica, in cui le figure, cose, animali, convissero in una sorta di magica sagra, di rito religioso, di oscura e pur gioiosa danza pagana.
Collocando liberamente le figure e gli oggetti nello spazio in modo apparentemente capriccioso, abbinò l'aspetto formale al significato ottenendone opere nelle quali ogni dettaglio ebbe un posto preciso, funzionale alla costruzione di un significato ed all’esito pittorico.
Marc Chagall. La cavallerizza (1931) Anticipatore per alcuni versi del surrealismo, in quel suo scomporre le immagini e ricomporle senza nesso apparente, Chagall si fece interprete di una conoscenza che andava ben oltre il dato reale: il sogno divenne fatto vissuto, l’ambivalenza una sorta di calda umanità.
Nacquero così le scene popolari con figure volanti su Vitebsk, le coppie di sposi, i violinisti solitari, gli uccelli fantastici, i riti ebraici, il tutto visitato da una fantasia accesa e vitalistica, da un colore dirompente, dalla scoperta di un mondo magico.
Per tutta la vita Chagall si nutrì delle impressioni, sensazioni, sentimenti accumulati in Russia sia in gioventù che nella maturità, provvista tanto più considerevole da non dissolversi lungo una vicenda umana ed artistica che rappresentò il vertice di quella cultura internazionale raccolta in Russia attorno al movimento “Mir Iskustva” (Mondo dell’Arte).
Egli fuse esperienze diverse senza perdere mai la sua originalità o meglio la sua unicità.
Con Marc Cagall, che trasse la sua linfa dalla millenaria tradizione ebraica in un linguaggio a cui non furono estranei gli esiti più moderni e maturi della civiltà occidentale, si realizzò uno dei più felici punti di incontro tra Oriente e Occidente.