Pagina Web redazionale a cura della

Galleria d'arte Spigoli di luce

Via Panisperna 238. (00184) Roma.


Pavel Filonov. Uomo e donna (1912) Pavel Filonov nacque a Mosca nel 1883 da una famiglia appartenente al terzo stato. Sua madre faceva la lavandaia, suo padre faceva dapprima il vetturino, poi l'autista. Sin dalla sua infanzia dovette affrontare difficoltà e privazioni di ogni tipo. Divenuto assai presto orfano, visse con le sorelle, che lo aiutavano a ricamare tovaglie e tovaglioli per guadagnarsi da vivere.
Nel 1905 partì per S. Pietroburgo. Dopo aver frequentato un atelier di pittura, cercò per tre volte, ma inutilmente, di entrare in accademia. Nel 1908 vi riuscì, ma vi fu espulso due anni dopo per essersi ribellato ai professori che pretendevano dai loro allievi una banale omogeneità.
Da allora, insofferente verso le tradizioni estetiche ufficiali, cercò di affermarsi come artista indipendente. Egli rifiutò sia il realismo classico che i movimenti delle avanguardie di inizio secolo di cui mal sopportava i principi geometrici e meccanici. Pavel Filonov. Martedì grasso (1913) A suo parere, i pittori della sua epoca - realisti o cubisti - percepivano la natura in maniera troppo semplicistica, cogliendone solo due aspetti: il colore e la forma. Al contrario, bisognava discernere “tutto l'universo dei fenomeni visibili e invisibili, le loro emanazioni e reazioni... le loro proprietà note e segrete, ciascuna delle quali …………… composta di innumerevoli attributi”.
Nel 1911 con il lasciapassare di "pellegrino", partì per la Palestina e per sei mesi percorse a piedi l'Italia la Francia come un asceta. Per pagarsi i pasti dipingeva le insegne o i muri degli alberghi ove alloggiava.
Nel 1913 progettò l'allestimento scenico per una tragedia di Majakovskij.
Durante la prima guerra mondiale combatté sul fronte romeno, nella Divisione della marina del Baltico, e partecipò al lavoro dei comitati eletti dai soldati.
Pavel Filonov. La sacra famiglia (1914) Accettò senza riserve la rivoluzione d'Ottobre. Fu eletto presidente del Comitato esecutivo della regione del Danubio. Di ritorno da Pietrogrado fondò un atelier di pittura, che ebbe un discreto successo.
Lavorò come illustratore di libretti futuristi ed iniziò a sviluppare le sue teorie artistiche nei componimenti "Ideologia dell' Arte analitica" e "I principi della pazzia". Pubblicò inoltre il poema transrazionale "Il canto della fioritura universale".
Nel 1919 espose alla "Prima mostra statale delle Opere d'arte” a Pietrogrado
Nel 1923 divenne professore presso l'Accademia d'Arte e componente dell'Istituto di cultura artistica (Inkhuk).
Nello stesso anno pubblicò, nel giornale Zhizn' Iskusstva. la "Dichiarazione della fioritura universale", nome dato da Filonov al suo sistema di arte analitica derivato dagli esperimenti cubofuturisti e dai lavori del periodo 1913-1915 caratterizzati da fittissime, minutamente sfaccettate e relativamente uniformi superfici mediante un metodo di esecuzione che procedeva dal particolare al generale con l'uso di minuti pennelli e di matite appuntite per permettere all'osservatore di guardare i dipinti da ogni direzione.
Pavel Filonov. Fiori della fioritura universale (1915) Nel 1925 fondò il collettivo "Maestri dell'arte analitica" attualmente conosciuto come Scuola Filonov.
Insofferente a ogni compromesso, osteggiato dai critici, che giudicavano la sua opera incomprensibile, subì l'ostracismo da parte del regime cosicché la sua mostra programmata per il 1929-30 al Museo russo rimase a lungo chiusa e di fatto occultata al pubblico. I suoi allievii, uno dopo l'altro, lo abbandonarono, benché conoscessero bene il suo talento .
Nel 1932 partecipò all'allestimento della mostra degli artisti dell'RSFSSR degli ultimi 15 anni.
Pur vivendo dì guadagni fortuiti, continuò le sue creative ricerche, ma la fame e il freddo ebbero alla fine la meglio: il 3 dicembre 1941, all'inizio del blocco nazista di Leningrado, l’artista morì di polmonite.Il suo corpo fu rinvenuto riverso sotto una delle sue migliori tele, Il festino dei re, del 1913, epoca in cui aveva cominciato a predicare i principi dell'arte analitica, alla quale resterà fedele lungo tutta la sua tormentata vita.
Pavel Filonov. Le porte di Narva (1930) Filonov fu la personalità di di maggior spicco dell'avanguardia di S. Pietroburgo ed un sagace continuatore della tradizione antico russa che aveva impregnato l'animo di artisti come Vrubel' e le opere dei grandi scrittori russi dell'ottocento.
. Per Filonov la creazione era sinonimo di perfezione che riguardava tutti i fenomeni dell'universo. La sua attività artistica si fondò su alcuni irremovibili ideali nei quali credeva, come dimostrò già nei primi anni del suo lavoro nel non accettare il tradizionalismo dell'Accademia dell'arte di S. Pietroburgo per sviluppare un suo stile personale.
Egli aspirò a raggiungere una piena conoscenza del mondo e dell'umanità. La sua arte cercò di cogliere le forze interne ed esterne che compongono l'umana esistenza. "Un dipinto" affermò l'artista "suggerisce all'intelletto dell'osservatore una semplice suggestione, che non può essere espressa a parole."
Alcuni critici hanno addirittura sostenuto che diverse sue opere assomigliano stranamente alle foto prese dallo spazio e che, in tal senso, denotano un'ampiezza universale. Sebbene le opere scaturite dalla sua immaginazione avessero contribuito alla crescita intellettuale dell'avanguardia in Russia, solo in anni recenti l'arte di Filonov ha ricevuto i meritati riconoscimenti internazionali.
Pável Filónov fu uno degli artisti russi più importanti della prima metà del XX secolo. Nei suoi dipinti "il mondo sensibile si frantuma in frammenti di colori differenti e poi si sintetizza di nuovo in immagini complicate che assumono un significato simbolico".
Nel 1977 la sorella Evdokia, consapevole della grandezza del fratello Pavel, fece dono al Museo russo di 300 sue opere.

"Arte analitica"
di Pavel Filonov
(tratto dal volume "Le avanguardie artistiche in Russia a cura di Michaela Böhming;
De Donato 1979, Bari, 1979)

Che venga la prima rivoluzione mondiale nella psicologia dell’artista e nell’arte. Artista di sinistra e di destra, emancipati! Sbarazzati in tutto il mondo, sui libri, nelle file della nuova vita e scienza. Soltanto in tutto ciò e nel tuo intelletto è la base della creazione e del mestiere e non nei popi del realismo, nei parolai e negli imbianchini. Per la tua caua non hai più bisogno di maestro alcuno. Artista, tu stesso devi pensare, provvedere, fare, creare, inventare criticamente per te stesso. Abbi un massimo di forza rappresentatrice, abbi un’ideologia a misura del mondo, una percezione scientifica e le rispettive esigenze. Abbi cura che la pareti dei locali di esposizione e le colonne per i giornali non si colorino di noia mortale. Affrettati a rivalutare i valori. Inizia la fioritura universale, l’era dei quadri fatti. Dacci un modo di vita naturalistico, dell’etnografia, dell’invenzione nel fronte unico della fioritura universale (ricorda la svolta fatta dal prolotaniato nella scienza). Salutiamo come maestri: Malevic, Mansurov, Cechonin e, per la necessità quotidiana del lavoro, Andreev, Kuznecov, l’autore dello Sciamano, Chiger e Sapiro. Definisco l’arte russa (nella grande maggioranza) come variante straordinaria di quella generale europea (in massa) per le sue particolarità di ‘aspetto’, di testura: il peso, la rozzezza di una testura non prevenuta, di una estetica organica. Ciò è indice che l’artista vi è arrivato istintivamente e non attraverso un canone. Qui lo spirito del maestro partecipa dinamicamente al materiale dell’oggetto, dominando sulla condizione della raffigurazione in quanto negazione subconscia e conscia del canone. La scuola francese principalmente è realismo dei due predicati ed estetica speculativa. La scuola russa principalmente è realismo dei due predicati, estetica organica ed elementare, istintivo allontanamento dal canone (cfr. Surikov, Savickij, Courbet, Cézanne). Ne scaturisce il concetto della via maestra russa cronologicamente continuativa dell’arte mondiale di sinistra. Rifiuto proprio per questo il concetto contemporaneo della via maestra russa e ne do uno mio: i Peredvizniki, Surikov, Savickij, il Budnovyj valet, l’OOslinnyj chvost, i miei lavori, il Raggismo, Malevilc, i Burljuk, il Cubofuturismo, i miei lavori, la tesi sulla pura forma attiva ed il trasferimento del centro di gravità dell’arte in Russia, il Suprematismo, Mansurov, la mia espilicita (riipetuta) opposizione al realismo. Nego le «Grestomazie letterarie» su questo problema nella «critica nel nome dei due predicati» europea e russa. Sono l’artista della fioritura universale, quindi proletario. Chiamo il mio principio naturalistico per il suo metodo puramente scientifico di niflettere sull’oggetto, di prevedere in maniera adeguatamente esauriente, di intuire, fino a calcoli sub e sovra coscienti, tutti i suoi predicati, di rilevare l’oggetto nella soluzione in un modo adeguata alla concesione. Non stabilisco né delle regole né una scuola (le nego del tutto come approccio), ma fornisco come base un semplice metodo puramente scientifico con il quale ognuno può agire alla maniera sua, a destra ed a sinistra. Le parole d’ordine «quadro fatto», «negazione della critica d’arte con­temporanea», «trasferimento del centro di gravità dell’arte contemporanea in Russia», «pura forma attiva», «Fioritura Universale» ho dichiarato per la prima volta a Pietrogrado negli anni 1914- 1915.