
Il movimento futurista, nato a Parigi nel 1909 con la pubblicazione su Le Figarò del Manifesto del Futurista redatto dallo scrittore e poeta F.T. Marinetti, elaborò modi espressivi capaci di adattarsi alle nuove realtà fortemente mutate dalla civiltà industriale. Sotto la spinta di una forte esigenza di rinnovamento, la nuova estetica esaltò il gesto e la parola, magnificò il progresso tecnico e nel contempo contestò aspramente sia la tradizione accademica sia il "passatismo" della borghesia.
Esso fu in grado di cogliere una realtà fortemente mutata dal progresso tecnico ed industriale, divenendo presto il testimone di nuovi movimenti sociali e politici.
Nel 1913 i concetti generali del Futurismo furono definiti da Marinetti nel manifesto "L'immaginazione senza fili": "Il futurismo si fonda sul completo rinnovamento della sensibilità umana avvenuto per effetto delle grandi scoperte scientifiche. Coloro che oggi fanno uso del telegrafo, del telefono e del grammofono, del treno, della bicicletta, della motocicletta, dell'automobile, del transatlantico, dell'aeroplano, del cinematografo, del grande quotidiano non pensano che queste diverse forme di comunicazione, di trasporto e d'informazione esercitano sulla loro psiche una decisiva influenza".

Il rapporto dialettico con la ricerca cubista (1911-13) risultò essenziale alla definizione plastica e teorica dello spazio dinamico futurista, che ebbe modo di affermarsi per novità di impostazione e autonomia di proposte. La polemica, forma programmatica del futurismo, si sviluppò quindi con gli artisti di Parigi e fu sostenuta dal maggior teorico del gruppo, Boccioni, contro Picasso, Braque e il riformatore del cubismo, l’orfista R. Delaunay.
In Russia la pubblicazione del poema di Velimir Chelbnikov "Incantesimo con il riso" scritto tra il 1908 e il 1909, un'opera fortemente provocatoria caratterizzata da forme poetiche non tradizionali, viene comunemente designato come l'antesignano del futurismo in quel paese.
Il movimento russo (il cui nome Futurismo fu adottato per la prima volta da artisti di Pietroburgo, i cosiddetti egofuturisti) sorse ufficialmente in Russia come movimento letterario e artistico nel 1910, anno della grande crisi del simbolismo, quando i fratelli David e Nikolaj Burljuk, insieme a Benedikt Livšic, Aleksej Krucenyc e Vladimir Majakovskij, fondarono a Mosca il gruppo “Gileja”, nome russo della Scizia, la pianura sarmatica abitata ai tempi di Erotodo da popolazioni che lo storico greco considerava barbare e semiselvagge.

I gilejani, che si facevano chiamare Budetljanin (“avveniristi” o “uomini del futuro”) andavano in giro per le strade e le piazze delle città russe, rivestiti di abiti stravaganti e con il viso dipinto, declamando la loro visione del mondo in componimenti poetici, caldeggiando lo scardinamento della vecchia arte “mangiata dalle tarme. "
Nel 1912 anche Krucënych, Livcic e Majakovskij entrarono a far parte del gruppo.
Sebbene Burljuk, Kamenskij, Chlebnikov, Livsic, e soprattutto Majakovskij sostenessero l'indipendenza del futurismo russo da quello italiano e polemizzassero spesso con Marinetti la sua poetica era ben conosciuta in Russia dai manifesti e dagli scritti suoi e dei suoi amici. D'altronde è innegabile che i futuristi russi desunsero numerosi spunti teorici, temi creativi nonché idee estetiche prese dal movimento italiano.
In occasione della famosa visita di Marinetti a Mosca nel 1914 furono Majakovskij ed il poeta Scerscenevic, il più ortodosso dei futuristi russi, a difenderlo dagli attacchi dei benpensanti e soprattutto degli artisti delle avanguardie (Burljuk, Kamenskij e Chlebnikov, il poeta della "trasparente oscurità"). Majakovskij non mancò di sottolineare il parallelismo tra futurismo russo e quello italiano anche se disapprovava il bellicismo del suo ideatore.

I due movimenti avevano in comune la poetica della modernità, la spinta anti-positivista, la volontà di scandalo diretta verso il conformismo borghese, la volontà di rottura e di distruzione degli schemi del passato che andò a coinvolgere molte forme d’arte.
Tuttavia le differenze tra i due movimenti non tardarono ad emergere. Mentre il futurismo italiano si fece paladino di un nuovo mondo basato sulla tecnologia che si incarnò nel culto della macchina, della tecnologia e della velocità, nel futurismo russo, che contemplava l'uomo nuovo "come parte costitutiva della terra e della natura", la ricerca del nuovo e della modernità, fu piuttosto convogliata verso un agognato rinnovamento della società. Pur nell'ansia di innovazioni drastiche, anche eversive l’individualismo tipicamente italiano impallidì in Russia di fronte al prendere corpo degli ideali rivoluzionari, che in ambito creativo si tradussero nel progetto di portare l’arte al servizio del popolo.
Lo sbocco politico dei due movimenti suggellò il divergente percorso ideologico: mentre in Italia questo movimento confluì nella parte più oscura della reazione politica, in Russia esso prese connotazioni prettamente sociali e rivoluzionarie.
Nelle arti figurative il futurismo russo prese il nome di "cubo-futurismo", divenuto un movimento autonomo con propri connotati e individualità anche molto ragguardevoli su cui agirono in modo notevole sia il cubismo francese che il futurismo italiano e che esercitò una forte influenza soprattutto in pittura ed in letteratura, segnata da un evidente gusto della provocazione e dello scandalo.

Significativo il legame dei gilejani con pittori come M. Larionov, N. Goncarova, K. Malevic, che spesso illustrarono le raccolte poetiche futuriste e con il primitivismo, soprattutto nella raccolta di materiali folklorici e nell'uso di temi antico-russi.
Le caratteristiche specifiche delle opere cubofuturiste furono la frammentazione delle forme (derivata dal cubismo), la particolare importanza attribuita al concetto di movimento (derivata dal futurismo), l’uso di colori vivaci e di linee di contorno (derivato dal neo-primitivismo) e un generale distacco dall’oggettività.
Talvolta è difficile rintracciare significative differenze fra cubismo e cubofuturismo anche se quest’ultimo dette maggiore importanza al movimento e all'azione e fu spesso caratterizzato dall’utilizzo di lettere o intere parole all’interno della composizione (esempio eloquente è dato da "Il ciclista" di N.Goncarova).
Il cubofuturismo di pittori quali Malevic, Popova, Rozanova ed Exter fu al centro di una vivace ed eclettica stagione artistica, insieme al neoprimitivismo di Aleksandr Ševcenko, Michail Larionov e Natalia Gontcharova.
Nell’ambito delle arti figurative, gli anni di grazia del cubofuturismo furono il 1912 ed il 1913 ed il 1914.

L’”Esposizione libera futurista internazionale” del 1914 presso la Galleria permanente futurista a Roma segnò l’inizio della frammentazione del movimento russo, che non aveva mai avuto del resto un carattere unitario e compatto. Dalle sue diverse anime derivarono varie correnti e declinazioni artistiche, tra cui il suprematismo di Malevic, il costruttivismo di Tatlin, il raggismo di Larionov e Goncarova .
Nel 1915 si tenne a San Pietroburgo la prima mostra futurista "Tramvai V". Panoramica a tutto campo dei traguardi e delle prospettive dell’avanguardia, vi esposero, tra gli altri, Alexandr Rodchenko e Vladimir Tatlin, autore quest’ultimo di alcuni Controrilievi in struttura metallica. Alla fine dello stesso anno fu inaugurata l’ultima mostra futurista "0.10", nella quale venne presentato il manifesto e le prime opere suprematiste di Malevich.
Dopo la Rivoluzione d'Ottobre i futuristi contribuirono fattivamente all'affermazione dello Stato sovietico dedicandosi a tempo pieno alla propaganda in suo favore con la decorazione di treni, autobus, camion, con slogan e disegni rivoluzionari ed alla creazione di manifesti ed opuscoli che inneggiavano alla vittoria del bolscevismo.
Il loro gruppo, unico movimento del mondo artistico e culturale disposto a collaborare con le nuove istituzioni, ebbe l'opportunità di occupare molti posti importanti nella direzione di musei, scuole l'arte ed altre organizzazioni statali consimili.
Tra il 1917 e il 1930 artisti, poeti, scenografi e registi vicini al futurismo russo si riunirono attorno al LEF (Levyi Front Iskusstv), il Fronte di sinistra delle arti organizzato da Majakovskij, che produsse la rivista omonima da lui stesso diretta.
Tra il 1918 ed il 1921 furono 21 le esposizioni dedicate a gruppi o a persone tra le quali una grande retrospettiva dedicata ad Olga Rozanova, morta prematuramente in quello stesso anno.
Nel 1930, l'anno in cui morì Majakovsky , l'esperienza e la spinta innovativa del Futurismo russo era ormai conclusa.
La fine del Futurismo in campo artistico, specificatamente in letteratura ed in pittura, oltre che per fattori esterni fu l'effetto della sua aggressività, dei contrasti al suo interno, dell'insofferenza verso altri gruppi e soprattutto dall' incapacità di tener acceso il proprio dinamismo.