Galleria d'arte Spigoli di luce



Elena Guro

Elena Guro. Il piccolo daino (1908/1909) Elena Guru, nome d'arte di Elena Genrikovna von Notemberg, nacque a Pietroburgo nel 1877 da una famiglia dell'alta borghesia. Dopo aver conseguito il diploma presso la scuola della Società delle Arti si perfezionò presso artisti come Bakst, Cionglinskij e Dobuzinskij oltre a coltivare la sua passione per la poesia francese, la letteratura tedesca e scandinava.
Sposata con il pittore e musicista Mihail Matjusin, studioso colto e raffinato, la Guro con il marito Chlebnikov, Kamenskij, Kul'bin ed altri artisti, fondò il gruppo "Il Triangolo" (trasformatosi poi in "Unione dei giovani" che rimase in vita sino al 1914).
Nel 1910, allestì una prima mostra, collaborando con "La Corona" , l'associazione artistica di Burlijuk. che nello stesso anno pubblicò "Il vivaio dei giudici" (Sadok sudej )" miscellanea di versi e prose. Partecipò anche al gruppo "Gileja".
Influssi primitivisti possono evincersi nel 1910 con “Bevendo il tè“, che restituisce accostamenti compositivi con Larionov e Goncarova accanto a purismi coloristici fauves e tracce di temi cubisti.
Partecipò alle mostre pietroburghesi "Impressionisti", "Triangolo" e della "Unione della Gioventù" nel 1913, sostanzialmente schierata sugli esiti dell’osservazione naturale impressionista.
Sofferente da lungo tempo di anemia l'artista morì di tubercolosi nella sua proprietà in Finlandia nel 1913.
Similmente a Rozanova la Guru fu animata da pulsioni interiori che impressero passione nella ricerca dell'intima natura del universo circostante, rimanendo nel contempo fedele ad una spiritualità mistico-religiosa e ad un rapporto con il mondo esterno mediato dall’ intimo colloquio con gli oggetti.
Mentre Malevic, conferendo al momento del progetto inventivo le risonanze delle proprie intuizioni affidava al gesto creativo la traduzione di quelle illuminazioni, nate dall’ impatto con la realtà, la Guro si sforzò di cancellare le proprie capacità di interpretarla, annotando con grande impegno le "voci nascoste" della natura e riproducendo nell'opera gli esiti delle attività sensoriali.
Elena Guru fu la personificazione dello sforzo, apparentemente inconciliabile, di avvicinare l'avanguardia all'eredità del simbolismo, elemento importante della tradizione pietroburghese, a cui rimase sempre legata.
I suoi tentativi di oltrepassare l'oggettività non furono mai completamente riusciti poiché non arrivò ad abbandonare del tutto un certo grado di realismo sia nella pittura che nella grafica. Anche le sue escursioni nei territori del primitivismo furono sempre mitigate da un certo lirismo.