
Vasilij Kandinskij nacque a Mosca il 4 dicembre 1866. Compì gli studi ginnasiali a Odessa ove la sua famiglia si era trasferita. Importanti per la sua formazione culturale furono le lezioni di pianoforte e violoncello.
Dopo aver compiuto gli studi universitari a Mosca ed aver conseguito la laurea in legge divenne assistente presso quella stessa facoltà.
Nel 1895, ad una mostra dedicata agli impressionisti francesi, rimase fortemente colpito dal quadro di Monet “ I covoni”, che gli fece intravedere per la prima volta la possibilità di un’esperienza pittorica libera dalla soggettività mentre ascoltando un concerto di Wagner rimase estasiato dai suoni del Lohengrin che si andavano raffigurando nella sua mente sotto forma di armonie cromatiche.

Nel 1896 si trasferì a Monaco di Baviera ove ferveva una brillante vita culturale ed era presente una attiva colonia russa. L'identità russa pervadeva il suo animo mentre la sua mente aveva una chiara inclinazione sinestesica ( simultaneo coinvolgimento di percezioni appartenenti ad organi di senso diversi, come i suoni che producono ripercussioni ottiche).
Tuttavia non trascurò di mantenere stretti rapporti con il mondo culturale russo, sia scrivendo corrispondenze su giornali russi dedicate agli avvenimenti artistici della città bavarese, sia partecipando con continuità a varie mostre nella madrepatria.
Nel suo interesse per il misticismo si avvicinò alle contemporanee proposte dei simbolisti russi allineandosi a quel clima di rivalutazione dell'arte medioevale russa proposta dal movimento "Mondo dell'arte" di cui condivideva la concezione del mistero della bellezza che solo l'arte era in grado di penetrare.

Nel 1901 esordì nel campo artistico con una serie di “disegni colorati”, ossia tempere di scene a soggetto e piccoli studi di paesaggio e fondò il gruppo Falanx ed una scuola d'arte dove conobbe la pittrice tedesca Gabriele Münter che dal 1902 divenne la sua compagna nell'arte e nella vita.
I suoi dipinti dei primi anni del secolo dettero vita ad un mondo simile a quello di Marc Chagall, improntati al folklore russo, un tributo di fedeltà a miti lontani, a immagini di leggende medievali russe ma immersi in un'atmosfera cupa ed opaca.
Nel 1905 partecipò a Parigi al Salon d’Automne e quindi tornò in Russia, ma “avendo nostalgia di un inverno più mediterraneo" ripartì subito per la Germania per raggiungere subito dopo l'Italia insieme alla sua compagna. Durante i suoi soggiorni a Sestri Levante e a Rapallo, dipinse e disegnò numerosi scorci del Tigullio.

I paesaggi liguri erano ancora distanti dalla conquista dell'astrazione ma da questa esperienza nacque un linguaggio e un uso del colore in cui è percepibile la volontà di Kandinskij di superare la somiglianza fra la realtà e la sua rappresentazione.
E' nei soggiorni a Parigi nel 1906-1907 che l'artista fece proprio il simbolismo dei nabis, la vivacità dei fauves e scoprì la preminenza del colore sulla forma. Dall'impressionismo e dal simbolismo apprese che l'imprecisione e l'incompletezza della visione possiedono un valore estetico e che la semplice riproduzione del mondo esterno non è il presupposto per la creatività.
Nonostante vivesse lontano dalla patria non si affievolì mai il legame con l'anima della sua patria, la 'Madre Russia'. L'artista stesso scrisse di avere dipinto sempre e solo Mosca, in visioni cariche di tensione e armonia, di semplicità e complessità, di attriti e di serenità: "A questa immagine complessiva, esteriore e interiore, di Mosca faccio risalire l'origine dei miei tentativi artistici'.

Tornato a Mosca nel Giugno del 1907 iniziò a lavorare alle xilografie di “suoni”. Divenuto assai critico verso le estenuazioni del simbolismo, abbandonò le ricercatezze evocative del passato, le finezze di linee e curve, per dare maggior rilievo ai colori, distesi a larghe chiazze, sintonizzandosi con quanto stava avvenendo in Russia ad opera di Larianov e Gontcharova per intraprendere infine altri percorsi senza riscontro con altre esperienze del tempo.
Nel 1908 stabilitosi a Murnau insieme alla Münter, l’artista, avendo superato il naturalismo delle sue precedenti esperienze, iniziò una ricerca che risentiva dell’influsso dei fauves e dell‘espressionismo tedesco del gruppo “Die Brücke.
Kandinskij, elaborate le esperienze di Monaco e del soggiorno francese, approdò ad una insolita figurazione del paesaggio nel quale il colore, una forza in grado "di restituire all'uomo la coscienza del proprio essere", riduce sempre più il riconoscimento

delle forme, sino all'uso di un solo motivo come principio per ispirazioni cromatiche. Lontano dal mondo fenomenico i colori balzano all'occhio in tutta la loro espressività.
Nel 1909, nel tentativo di opporsi all'arte ufficiale, con Gabriele Munter, sua compagna e consigliera sino al 1914, Alexej Jawlensky e Alferd Kubin, costituì la "Nuova Associazione degli artisti di Monaco".Nello stesso anno iniziò a lavorare assieme ad Hartman ad alcune scenografie, tra le quali “Il suono giallo”.
Nel 1910 scrisse la sua opera teorica più importante, “La spiritualità nell’arte“, e dipinse il suo primo acquerello astratto.
Sono di questo periodo i cavalieri in corsa, eroi delle leggende antico russe, il tema dominante dei lavori dell'artista, che nel 1911 divennero il centro attorno a cui si concentrò il gruppo del Blaue Reiter con cui Kandinskij sperimentò un espressionismo lirico orientato verso una dimensione spirituale.

Gli anni tra il 1910 ed il 1914 costituirono il cosiddetto “periodo drammatico” in cui si chiarì la matrice astratta che esprimeva una sorta di afflato mistico-lirico (L’arco nero del 1912) mentre tra i lavori più espressivi del 1914 rientrano i quattro pannelli sul tema delle stagioni, ora al Metropolitan Museum di New York.
In Impressioni, Improvvisazioni e Composizioni la forma si liberò da ogni contenuto narrativo per esplodere in vortici astratti.
Allo scoppio della guerra, essendo cittadino russo, fu costretto a lasciare la Germania ed a trasferirsi sul lago di Costanza.
Nel 1916 ruppe con la Münter e due anni dopo a Mosca conobbe e sposò Nina Andreevsky.

Dopo la Rivoluzione d’ottobre offrì alla causa rivoluzionaria un poliedrico lavoro scientifico e di organizzazione prima come coordinatore dell’attività teorica presso l’Inchuk (Istituto di cultura artistica), e quindi come vicepresidente dell’Accademia russa delle scienze artistiche e di insegnante all’Università di Mosca nonché presso il Vchutemas (Laboratori statali superiori di arte e tecnica).
Nel 1921, con un gruppo d’artisti, che come lui contestavano la linea costruttivista, organizzò a Mosca l’esposizione “Il mondo dell’arte”. Per ritorsione i produttivisti, impegnati nella costruzione delle nuove istituzioni sovietiche, con il motivo che il suo percorso artistico era in contrasto con la nuova realtà sovietica, lo costrinsero a dimettersi dalla scuola.

In dicembre Kandinskij abbandonò la Russia e si trasferì a Berlino ove riuscì ad ottenere la cittadinanza tedesca. Walter Gropius gli offrì una cattedra di pittura murale al Bauhaus, dove si trovavano anche Klee e Feininger, suoi compagni del Blaue Reiter. Allorquando l’amministrazione comunale di Dessau chiuse il Bauhaus che fu trasferito a Berlino come istituto privato, l'artista, a differenza di Klee (che andò ad insegnare all’Accademia di Dusseldorf), rimase al Bauhaus.
Forse per l’influsso dei costruttivisti russi e comunque per la conoscenza di Mondrian e Klee il suo astrattismo divenne meno lirico e più geometrizzante (periodo astratto-geometrico). Nel 1926 si dedicò anche alla scenografia.
Nel dicembre del 1933, allorché il regime nazista impose la chiusura definitiva del Bauhaus si trasferì definitivamente a Parigi, ove conobbe Joan Mirò.

Nel 1937 le opere degli artisti dell’avanguardia, tra cui Kandinskij, definite “arte degenerata”, furono rimosse dai musei tedeschi.
La sclerosi celebrale che lo aveva colpito non gli impedì di organizzare la sua ultima esposizione alle Gallerie L’Esquisse di Parigi.
Morì a Neuilly-sur-Seine, nei pressi di Parigi, nel 1944.
Quale posto occupa Kandinskij nel panorama dell' arte russa? Pur risiedendo a Monaco sin dal 1896. i suoi lavori furono improntati al folklore russo non molto diversamente dalle creazioni di Vrubel dalle realizzazioni degli scenografi del “Mondo dell’Arte”, o dal romanticismo di Borissov-Mussatov.

Durante questo primo periodo appare decisamente apparentato al simbolismo russo ma già verso gli anni 1907-1908, divenuto assai critico verso le languidezze del simbolismo, abbandonò le ricercatezze evocative del passato, le finezze di linee e curve, per dare rilievo ai colori, distesi a larghe chiazze, analogamente a quanto stava avvenendo in Russia ad opera di Larianov e Gontcharova prima di percorrere nuove strade senza alcun riscontro con altre esperienze del tempo.
Kandinskij fu tra coloro che ricoprirono il ruolo di spartiacque tra il XIX° ed il XX° secolo. Egli fu il primo ad approdare ad una concezione dell'opera pittorica completamente priva di riferimenti alla realtà.
Il suo genio cambiò la dimensione dell'arte del novecento, il suo linguaggio pittorico costrinse ad accettare o respingere l'astrattismo ma dal quale non fu più possibile prescindere.
Per tutta la vita il grande artista cercò di coinvolgere l'osservatore così da "costringerlo a perdersi dimentico di sé nel quadro".