
Isaak Levitan, considerato uno dei grandi pittori di paesaggi del XIX secolo, nacque il 30 agosto 1860 nel villaggio di Kibarti (Governatorato di Kaunas Lituania) da un’umile ma colta famiglia ebrea . Suo padre era un impiegato delle ferrovie che aveva frequentato la scuola ebraica e si era poi formato come autodidatta.
Agli inizi degli anni ‘70 la sua famiglia si trasferì a Mosca e nel settembre 1873 Isaac entrò nella Scuola di pittura, scultura ed architettura di Mosca, che il suo fratello maggiore Avel già frequentava da due anni e dove resterà sino al 1885.
Levitan ebbe come insegnanti i famosi maestri Sarasov, V.G. Perov and V.D. Polenov. Costoro insistevano molto sull'importanza del lavoro all'aperto. Sarasov incitava i suoi studenti a ”scovare negli ordinarissimi ed ovvi fenomeni gli intimi, infinitamente toccanti e spesso melanconici, i lineamenti di cui sono fortemente intrisi i nostri paesaggi natali e che evocano un irresistibile risposta nel nostro animo”.
Questi insegnamenti l’artista li avrebbe più tardi messi in pratica nei suoi quadri .
Dopo un anno nella classe di disegno fu promosso alla classe di pittura naturalistica. Per la sua bravura fu premiato con una scatola di colori e due dozzine di pennelli.

Nel 1875 morì sua madre e suo padre cadde seriamente ammalato. Costui, costretto dalla malattia a lasciare il lavoro presso le ferrovie, si trovò nell'impossibilità di mantenere, con le sole lezioni private, i suoi quattro figli.
Le condizioni della famiglia erano tali che l'Istituto di tanto in tanto elargiva ai due fratelli sussidi e, nel 1876, li esonerò dal pagamento della retta «in considerazione delle [loro] condizioni di estrema indigenza» e dei loro «meriti nell'attività artistica». Nel 1877 anche suo padre morì di tifo e la famiglia si trovò in serie difficoltà economiche. Senza casa, ospite saltuario di amici e parenti, spesso il giovane fu costretto a trascorrere le notti nell’aula della scuola.
In quel periodo l'artista frequentava la classe di Perov. Un amico di questi, Savrasov, notò le sue capacità e lo prese nel proprio atelier.
Nel 1877, due sue tele furono esposte nella sezione studenti della quinta mostra dei Peredvizhniki a Mosca. L’anno dopo, una sua tela venne venduta a 100 rubli e nello stesso anno due sue opere, esposte in una mostra, furono notate dalla stampa e il sedicenne Isaak ricevette una medaglia d'argento e 220 rubli «per poter continuare la sua attività».

Nel 1879, nell’esposizione annuale degli studenti della Scuola, vennero esposti dipinti di Levitan, Sergej e Konstantin Korovin, K. Lebedev, M. Nesterov, S. Svetoslavskij e altri.
Nel maggio dello stesso anno, dopo l'assassinio di Alessandro II°, in conseguenza delle deportazioni in massa degli ebrei dalle maggiori città della Russia, alla sua famiglia fu ordinato di trasferirsi in provincia, ma per l'interessamento di personaggi influenti amanti dell'arte gli fu permesso di rimanere a Mosca.
Sul finire dell'anno Levitan lavorò nelle vicinanze di Mosca dove fu particolarmente attratto da case solitarie immerse nella foresta, da interni romantici e da modesti angoli di campagna ed all'inizio del 1880 illustrò l'edizione di M. Fabritsius "Kremlin". Nello stesso anno un suo dipinto “Un giorno d'autunno a Sokolniki” fu acquistato dal famoso filantropo e collezionista Pavel Mikhailovich Tretyakov.
Nel 1882 segui le lezioni di Polenov, che era stato chiamato ad insegnare nella Scuola di Mosca.
Durante il periodo della scuola, fece amicizia con Konstantin Korovin, Mikhail Nesterov, con l'architetto Fyodor Shekhtel ed il pittore Mikhail Cechov fratello di Anton Cechov. Contemporaneamente, compì una serie di viaggi lungo il Volga.

Nella primavera del 1884 partecipò ad una mostra d'arte dei Peredvizhniki.
Nel 1885 incontrò Anton Cechov, al quale fu legato da un profonda amicizia; fu lui a suggerire al grande scrittore quel gabbiano che diventerà il titolo dell’opera.
I due uomini condividevano la stessa visione della natura e dell'umanità dentro di essa; ambedue consideravano la natura una metafora dei sentimenti umani.
Nelle sue frequenti visite in casa dei fratelli Cechov, con i quali collaborava alla rivista illustrata “Moscow”, si innamorò della loro sorella, Maria Pavlovna Cechova.
I dipinti degli anni 1885-1889 sono considerati tra le prime opere dell’impressionismo russo, sia per la tecnica usata sia per i colori, anche se Levitan, all’epoca, non conosceva l’esperienza francese.

Nel 1890, fece il suo primo viaggio all’estero: Berlino, Parigi, Nizza, Bordighera, Mentone, Venezia e Firenze. In Francia rimase colpito dai paesaggi di Corot, Rousseau, Daubigny, Dupré, dagli impressionisti e della Scuola di Barbizon. Al suo ritorno in Russia, nei suoi paesaggi russi si avvalse dei colori e delle tecniche degli impressionisti. È del 1892 il dipinto Vladimirka,in cui è rappresentata una strada desolata e senza fine che portava gli esuli in Siberia, opera ben lontana dal naturalismo e nella quale Levitan si accostò al Simbolismo.
Dopo il 1895, l’artista impresse un nuova svolta al suo modo di dipingere; in Marzo (1895) e nel famosissimo Boschetto di betulle (1885-1889) abbandonò i toni tristi e malinconici
.
Tra il1885-1886 insieme con Korovin disegnò le scenografie degli spettacoli del teatro lirico di Mamontov.
Nel biennio 1889/90 viaggiò in Francia e in Italia e, nell'estate del ‘90 si recò a Yuryevets ove, immerso negli studi e nel raccoglimento della natura da cui nacque il progetto di uno dei suoi quadri migliori , "Il monastero silenzioso”. L'immagine del monastero silenzioso e dei ponti di tavole sopra il fiume immerso nella foresta suscitò una profonda impressione in Cechov. Con l'eccezione della "Veduta del monastero di Simonov", citato da Nesterov, Larionov praticamente non dipinse quadri di paesaggi urbani. Mosca è presente solo nel quadro "Luminaria del Kremlino".

Nel 1896, con gli auspici dell’amico Aleksandr Benois, fu invitato a esporre alcune opere alla mostra dei Secessionisti, a Monaco. Divenne membro effettivo dell’Accademia e, nel 1898, iniziò l’insegnamento: maestro eccellente, innovativo e originale, ebbe tra i suoi allievi P. Petrovichev e N. Sapunov.
Nel 1897, intraprese un nuovo viaggio che lo portò in Svizzera, a Vienna, in Italia, in Germania. Nello stesso anno, già famoso nel mondo fu nominato membro della Accademia imperiale delle Arti e nel 1898 divenne capo dello Studio del paesaggio.
Nel 1900, i suoi quadri furono presentati all’Esposizione di Parigi ed alle mostre del “Mondo dell’arte” (1900).
Sempre spinto da viva curiosità intellettuale strinse relazioni con artisti, scienziati, matematici, fisici, come il musicista come S. Rachmaninov, l’attrice Maria Jermolova ed il grande cantante F. Shaliapin.

Ammalato di cuore, trascorse il suo ultimo anno di vita a Chekhov’s in Crimea ove morì il 4 agosto del 1900.
L'artista e fu sepolto nel cimitero ebraico di Dorogomilov. Nell'aprile 1941 la sua salma fu traslata nel cimitero di Novodevichy, vicino al cimitero di Chekhov's e tumulata accanto alla tomba di A. Cechov.
Malgrado la malattia, i suoi ultimi lavori, pieni di luce, riflettono la tranquilla ed eterna bellezza della grandiosa natura russa e riescono a suscitare sottili emozioni come a nessun altro era riuscito prima di lui.
Anche se non fondò alcuna scuola, esercitò una grande influenza sui paesaggisti della “Società degli artisti russi” e soprattutto lasciò un'immensa eredità artistica consistente in più mille quadri, tra oli, acquarelli, pastelli, opere grafiche ed illustrazioni.
L'artista viene spesso collocato nel filone dell'impressionismo russo ma Larionov seppe innalzare la sua arte a livello degli impressionisti francesi e come loro cercò non solamente di trasmettere gli effetti fuggevoli della luce ma il senso della vita nel suo significato più profondo.