
Anatolij Lunacarskij nacque in Poltava (Ucraina) nel 1975 da una famiglia della borghesia.
Nel 1894 si recò in Svizzera dove si iscrisse alla facoltà di Scienze Sociali dell'Università di Zurigo. In Svizzera conobbe alcuni socialisti europei come Rosa Luxemburg e Leo Jogiches.
Dopo il rientro in Russia nel 1896 si avvicinò al partito socialdemocratico. Fu arrestato e confinato in Siberia ove strinse amicizia con Alexander Bogdanov
Dopo la scissione del 1903 tra menscevichi e bolscevichi passò a condividere le opinioni di questi ultimi. Ma seguì Bogdanov quando nel 1908 costui entrò in dissidio con Lenin
Dopo il mancato tentativo insurrezionale del 1905 lasciò la Russia e si stabilì in Italia, a Capri, dove con Gor'kij e Bogdanov, creò il gruppo "Avanti" che sosteneva l'autonomia della cultura dalla politica.
Tra il 1908 ed il 1911 scrisse il saggio Religione e socialismo.
Allo scoppio della prima guerra mondiale assunse posizioni pacifiste insieme a Lenin e Trotzkij.
Durante gli eventi del luglio 1917 fu fatto arrestare da Kerensky per aver svolto propaganda a favore dei bolscevichi tra i lavoratori delle industrie di S.Pietroburgo, ma dopo la Rivoluzione d’Ottobre fu nominato Primo Commissario del Popolo per l’Educazione del Governo Sovietico. Tra i compiti a lui affidati vi fu quello della conservazione dei beni artistici, della gestione dell'Accademia di Belle Arti di Pietrogrado, la riorganizzazione di tutte le Scuole d'arte di Mosca e la regolazione di tutto ciò che concerneva la vita culturale del paese.
Nel 1918 fondò il 'Dipartimento di Belle Arti (IZO).
Nel 1924 scrisse il saggio "Teatro e rivoluzione".
Pur credendo nella "cultura proletaria" respinse il fanatismo degli scrittori proletari. Quando Stalin consolidò la sua dittatura verso la fine degli anni venti, Lunacarsky perse le cariche di governo.
Nel 1930 rappresentò l'Unione Sovietica alla lega delle nazioni a Ginevra.
Lunacarskij oltre ad essere un eminente saggista, pedagogista di talento, studioso di estetica e drammaturgo, fu anche un politico raffinato e magnanimo, un eminente statista ed un accorto diplomatico.
Uomo eclettico, che amava definirsi "poeta della rivoluzione", fu un grande sostenitore degli innovatori e delle avanguardie.
Morì a Mentone nel 1933.