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Galleria d'arte Spigoli di luce

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Aleksandr Benois. Passeggiata della regina Elisabetta per le vie di S. Pietroburgo (1903) Verso la fine del 1889, Aleksandr Benois, originario di una famiglia di artisti che comprendeva pittori, scenografi, architetti e musicisti, iniziò a raccogliere intorno a sé dapprima dei compagni di scuola interessati all’arte, alla musica ed al teatro, poi artisti come Konstantin Somov, Léon Bakst, Sergej Djagilev, Dmitry Philosophov, Walter Nouvelle, Evgenj Lanceray, Ivan Bilibin, Aleksandr Golovin, Nikolaj Roerich, Boris Anisfeld, Sergej Sudeikin, Evgenij Lumeré, Boris Kustodiev, Kostantin Bogayevskj, Zinaida Serebrjakova. Il gruppo assunse il nome di "Società per il miglioramento di sé" (Pickwickians).
Gli artisti dl sodalizio che ben presto entrarono in contatto con il giovane diplomatico francese Charles Birlé il quale, durante il suo breve soggiorno a S. Pietroburgo, fece loro conoscere ed apprezzare le opere di Gauguin, Van Gogh, Seurat e degli impressionisti.
Nel 1890 alcuni suoi membri si recarono a studiare in occidente ove ebbero la possibilità di conoscere ed ammirare artisti come Bòcklin, Menzel, Bastien-Lepage, Zuloaga, Puvis de Chavannes, Zorn e i preraffaelliti inglesi.
Leon Bakst: Coppelio e Coppelia (1900) Nel 1896 Djagilev riuscì a riunire vari componenti del gruppo, che si erano dispersi per guadagnarsi da vivere, e ad organizzare una mostra di acquerelli che si tenne l'anno successivo.
Nello stesso anno Diaghilev organizzò una mostra di opere delle scuole finlandese e russa, a cui parteciparono anche Vrubel, Levitan, Serov, i fratelli Vasnecov, Korovin, Nesterov e Maljutin. Vi furono esposti anche dipinti di Monet, Puvis de Chavannes, Carrière, Boldini, Whistler, Brangwyn, Bòcklin, opere minori di Degas, disegni per ricami di Polenova, vetri di Tiffany e Lalique e le ceramiche prodotte negli ateliers di Abramcevo.
Nel 1898 Diaghilev, Benois e Bakst, grazie al mecenatismo di Savva Mamontov e dalla principessa Maria Tenisheva (il cui marito era un ricco finanziere e capitano di industria), fondarono la rivista «Mir Iskusstva» (Il Mondo dell'arte), le cui pagine, in ossequio ai propri finanziatori, dovevano contenere articoli sul «nuovo genere di arte industriale». Il primo numero quasi interamente dedicato all’opera di Viktor Vasnecov, fu pubblicato a S. Pietroburgo il 10 novembre 1898.
Anche il sodalizio assunse lo stesso nome della rivista.
Nicholas Roerich. La grande Rostov. Il Kremlino (1903) In una serie di quattro articoli, il suo direttore Diaghilev, pubblicò il manifesto del gruppo dal titolo “Questioni complicate” in cui si auspicava la nascita di un ampio rinnovamento artistico che doveva interessare tutti i campi della cultura ed in particolare la pittura, il teatro, l’illustrazione dei libri, le arti applicate, gli arredi e la progettazione di interni.
Nel suo quinquennio di vita, la rivista si occupò anche di musica e di letteratura, ponendo l’accento in particolare sul simbolismo musicale e letterario rappresentato da Blok, Scriabin, Baudelaire, Verlaine e Mallarmé. Inoltre, nelle sue pagine trovarono spazio ogni genere di arti e mestieri, stili e tecniche ed un'abbondante materiale illustrativo: arredi, architetture, ceramiche, strumenti musicali, vestiti, gioielli, ricami, dipinti, schizzi, opere grafiche e sculture.
Oltre a pubblicare saggi e recensioni di mostre e spettacoli teatrali la redazione si adoperò anche di portare a conoscenza del pubblico le opere dell’impressionista inglese Charles Conder della Scuola di Heidelberg, le creazioni di Aubrey Beardsley, le matrici in legno dei maestri giapponesi Hokusai e Hiroshige.
Konstantin Bogayevsky. Litorale marino (1903) Dopo la sospensione delle pubblicazioni di Mir iskusstva (l’ultimo numero dedicato ai post-impressionisti Gauguin, Van Gogh, Cézanne, Bonnard e i nabis, preparato nel 1904, fu pubblicato nella primavera del 1905) altre riviste, dedicate alle arti in Russia (come "Tesori dell’arte russa", "Gli anni vecchi" e "Apollon") ne continuarono l’opera.
Mir iskusstva" ebbe il merito di accompagnare i lettori fuori dal dominante realismo dell'epoca e di far loro conoscere gli stili sorti nel resto d' Europa. Un’allieva americana, Lynn Garafola definì “Mir iskusstva” “un soffio d’aria fresca nello stagnante panorama artistico russo“.
Dopo la mostra minore di acquerelli nel 1897, una seconda esposizione di «Mir Iskusstva», apertasi il 28 gennaio 1900 presentò opere di Serov, Levitan, Nesterov, Benois, Vrubel, Golovin, Somov, Maljutin, Bakst, Lanseré, Dosekin e Jakuncikova, oltre a tele di artisti del Settecento.
Nel 1901 presso le gallerie dell’Accademia di Belle Arti di S. Pietroburgo furono presentati anche i pittori moscoviti, Pasternak, Vinogradov, Rjlov e Rjabuskin mentre la mostra del 1902 accolse una nuova associazione di artisti moscoviti i "Trentasei".
Konstantin Somov. Signora in rosa (1903) Sempre nel 1905 si tenne nel palazzo di Tauride, a cura di Djagilev, una mostra dì ritratti storici russi a partire dal 1705; l' esposizione fece conoscere al pubblico un gran numero di pittori e scultori di ogni angolo della Russia fino ad allora ignoti.
Nel 1906 Diaghilev chiamò ad esporre nel padiglione russo del Salon d'Automne di Parigi sia artisti già affermati come Isaac Levitan, Valentin Serov, Mikhail Vrubel, che incarnavano il clima simbolista, sia giovani artisti come Boris Kustodie e Vladimir Tatlin che si nutrivano di Art Nouveau.
Nello stesso anno organizzò anche un’altra esposizione di arte contemporanea, che ebbe un grande successo; Benois presentò una serie di schizzi del parco di Versailles, Serov alcuni ritratti, tra cui quello dell’attrice Vera Ermolaeva, Vrubel un ritratto del poeta Brjusov, dipinto con uno stile che anticipava il Cubismo, Korovin alcune vivaci vedute di Parigi, Roerich dei paesaggi montani. Era presente anche una seconda generazione di artisti di S.Pietroburgo, tra cui Bilibin e Stelletskij, oltre a giovani pittori moscoviti. Grande successo ottenne la retrospettiva di Borisov-Musatov, artista molto ammirato da Djagilev che ne aveva già analizzato l’opera sulle pagine di «Mir Iskusstva». Parte di questa collezione fu inviata a Berlino e una piccola sezione fu esposta a Venezia nel 1907.
Mikalojus Ciurlionis. Capricorn fantasy (1905) Durante i moti rivoluzionari del 1905-1907 alcuni artisti, provenienti dal "Il Mondo dell'arte", lavorarono nel campo della satira politica (Dobuzhinski, Lanceray, Serov, etc.) e due anni più tardi , collaborarono con Diaghilev agli allestimenti teatrali della "Compagnia dei Balletti russi" di che si esibiva a Parigi.
Una figura a parte nel panorama del “Mondo dell’Arte” fu quella del lituano Mikalojus Konstantinas Ciurlionis, morto prematuramente nel 1911, che svolse autonomamente i propri temi sino a visionari climi protoastratti.
Il Mondo dell’Arte organizzò una serie di mostre nel 1911, 1912, 1913, 1915, 1916, 1917, 1918, 1921, 1922 a Pietrogrado e Mosca fino all‘ultima di Parigi nel 1927.
La passione per l'Europa non impedì ai rappresentanti di "Mir iskusstva" di accogliere tra i propri collaboratori maestri di opposto orientamento artistico. Così, agli inizi del Novecento, alle esposizioni del gruppo parteciparono anche artisti come Filipp Malyavin nelle cui tele chiare, dai colori squillanti si respira l'atmosfera della Russia selvaggia, barbara, pagana, Boris Kustodiev, i cui quadri erano dedicati al mondo dei mercanti, Nikolay Rerikh, che il cui interesse era rivolto all'antico passato degli slavi.
Mstislav Dobuzinskij Smorfie cittadine (1908) Il Mondo dell’Arte (Mir Iskusstva) costituì uno splendido fenomeno nel panorama artistico russo all’alba del ventesimo secolo.
L'energia artistica che si era accumulata in Russia a partire dal XVIII secolo esplose come un fiume in piena, nel quale si erano riversati molti e forti rivoli. E' su questo fertile terreno che spuntarono i germogli dell'arte innovativa delle giovani avanguardie del XX secolo i cui ideali punti di riferimento saranno Cezanne e Gauguin nonché l'arte popolare delle antiche popolazioni russe.
Il rifiuto degli artisti del “Mondo dell’Arte” ad accogliere gli aspetti più deteriori dell’epoca moderna, la volgarità dei mediocri ideali borghesi, lo sfrenato utilitarismo, il grigiore della vita meccanizzata, la prosa della meschinità, oltre ad incoraggiare l'individualismo artistico, li portò ad esaltare i valori spirituali della cultura umana, la bellezza personificata nell’arte, considerati le principali aspirazioni a cui doveva tendere la società umana.
In aperto contrasto sia con la visione oramai sorpassata dei Peredvizhniki, sia con i canoni del naturalismo accademico, "Mir Iskusstva", raccolse le aspirazioni simboliste nel campo delle arti plastiche, del teatro, della musica, della letteratura.
Con i simbolisti, gli artisti di "Mir Iskusstva" condivisero la fiducia nei valori mistici del colore; il blu, ad esempio, rappresentava l’armonia spirituale, la libertà del cielo, l’acqua di un bacino placido, la libertà soprannaturale.
Isaac Brodskij Vialetto illuminato dal sole (1908) Le principali componenti stilistiche del movimento derivarono dal decorativismo neosettecentesco di ascendenza occidentale affine all'art nouveau , nonché dai temi della tradizione popolare orientaleggiante della Russia medievale.
Gli artisti del movimento trovarono una feconda fonte di ispirazione negli incantesimi del passato, nell’ arte greca e romana, orientale e gotica fino al rococò ed allo stile impero.
Essi furono altresì affascinati dalle maschere del carnevale e del teatro delle marionette, dal mondo dei sogni e delle fiabe ed usarono l’ironia nei loro lavori, talora parodiando se stessi in forme stravaganti e creando un mondo affascinante e piacevole, un carnevale dove figure marionettistiche ebbero come sfondo incantevoli paesaggi, sontuosi palazzi e rigogliosi giardini, talora illuminati dai bagliori dei fuochi d’artificio (Benois, Lanceray, Somov). Al contrario Bilibin e Roerich preferirono rappresentare episodi storici e tradizioni della cultura russa.
Cercando di portare l’arte in ogni casa, disegnarono spesso interni ed illustrarono libri. Bakst e Benois rivoluzionarono il disegno teatrale con i loro allestimenti. Ai dipinti a olio preferirono gli effetti ariosi e luminosi dell’acquerello e della gouache.
Nella idee e nelle preferenze stilistiche furono vicini al modernismo dell’Europa occidentale. Antoine Watteau fu probabilmente l’artista che essi ammirarono di più.
Le loro brillanti creazioni furono particolarmente apprezzate dai contemporanei e divennero famose nelle scenografie teatrali nei costumi di scena nell’illustrazione dei libri e nella grafica; fu il loro contributo in quel campo che aiutò la stampa della grafica a divenire una branca indipendente nel lavoro creativo.
Alain Bird.
Movimenti fin-de-siecle e reazioni contro la scuola nazionalista.
"Storia della pittura russa. Capitolo settimo".
Editore: Umberto Alemanno & C. 1987

............... Se ci domandiamo che effetto ebbe Mir Iskusstva sulla pittura russa, la risposta è: relativamente secondario.
Aleksandr Golovin Natura morta. Fiori (1908) La convinzione originaria fondamentale degli Ambulanti, secondo cui arte e letteratura debbono contribuire al progresso sociale, morale e nazionale e il soggetto conta più della tecnica, fu rifiutata dagli artisti di Mir Iskusstva, che però non seppero darsi altri obiettivi se non un simbolismo alquanto nebuloso. Non si proponevano affatto di respingere il concetto di arte nazionale, ma le loro frontiere erano un pò più elastiche e fissate meno rigidamente.
Se gli Ambulanti avevano proclamato di non riuscire a respirare a San Pietroburgo, Mir Iskusstva ne amava la storia e l’antico splendore, adorava il Rococò di Elisabetta I non meno del Barocco di Caterina Il, il Neoclassicismo e lo stile Impero di Alessandro I, il Biedermeier di Nicola I, e al tempo stesso era pienamente consapevole della volgarità della vita di corte contemporanea e della mancanza d’interesse dello zar per le realtà artistiche: Benois rilevò stupito l’indifferenza di Nicola II° davanti ai superbi ritratti dei suoi avi esposti alla Mostra Storica del 1905.
Boris Anisfeld. Signora in verde. (Moglie dell'artista) (1910) Contemporaneamente, faceva affidamento sull’aiuto finanziario diretto di Nicola II° per le sue riviste e per le iniziative parigine. Tentò di far ritornare San Pietroburgo capitale artistica della Russia (pur detestando l’Accademia, caduta a suo giudizio sotto il controllo degli Ambulanti) e, seppure senza enunciare esplicitamente una dottrina dell’arte per l’arte (un’estetica che Serov, dotato di una viva coscienza sociale non avrebbe mai accettato), sottolineò il ruolo decorativo dell’arte e la sua indipendenza dalla critica sociale.
Gli Ambulanti erano considerati in generale dei volgari buffoni, sia pure potenti e pericolosi, e «peredviznicestvo (.....) intendendo con ciò tutto quanto rifletteva una tendenza letteraria, politica o sociale (.....)» era il bersaglio privilegiato del loro scherno. Ma anche in questo campo erano divisi: Djagilev ammirava Viktor Vasnecov, Benois lo detestava; Djagilev aveva un’alta opinione di Brjullov, laddove Benois scriveva che «Brjullov è una persona volgare, e se nessuno l’ha trattato come merita è perché la nostra società e perfino i nostri pittori sono privi di una vera sensibilità artistica».
Zinaida Serebriakova Bagnante (Autoritratto) (1911) Inoltre, gli stessi pittori di Mir Iskusstva affrontavano sovente i soggetti dei peredviiniki: Bakst lavorò alla «Mésalliance», a «Disperazione» (una donna che sta per gettarsi sotto il treno) e a «Giuda conversa con Cristo», mentre Benois coprì metri di tela con «Pietro il Grande guarda il golfo di Finlandia» e giunse al punto di organizzare una mostra dei peredviiniki moscoviti a Monaco nel 1895; Djagilev, grazie soprattutto alla sua rivista, si teneva in contatto con realisti quali Repin, Maljavin, Elena Polenova (1850-1898) e Marija Jakuncikova (1870-1902), queste ultime due illustratrici di tipo neorusso interessate in particolare all’arte popolare applicata. é mancava un legame sociale, poiché Bakst sposò la figlia di Tretjakov, con i cui incoraggiamenti (e fondi) i peredviiniki avevano un debito enorme. D’altro canto le differenze sociali tra i membri dei due gruppi erano rilevanti, perché in generale gli artisti di Mir Iskusstva non erano figli di servi della gleba o contadini né orfani o figli illegittimi, ma provenivano da famiglie borghesi o aristocratiche, i loro genitori nutrivano interessi intellettuali o artistici e sovente erano di origine straniera.
Igor Grabar ha riassunto così la natura del gruppo: "sarebbe profondamente sbagliato soprattutto considerare il «Mondo dell’Arte» una sorta di fronte ideologico e estetico, un errore peraltro frequente, composto da artisti dei gruppi avanzati che oppongono al nostro realismo innato un simbolismo mutuato dall’Occidente. Nathan Al'tman Ritratto della Achmatova (1914) Non ci fu un solo momento, né ai suoi albori né durante il suo crepuscolo, in cui il «Mondo dell’Arte» presentò un fronte comune compatto, politico, sociale o anche puramente artistico (.....).
L’opera degli scenografi di Mir Iskusstva è oggi parte della tradizione culturale dell’Occidente, e poiché la Russia non vide alcuna delle rappresentazioni di Djagilev (anche se Carnaval, Les Sylphides e Pavillon d’Armide furono concepite e presentate nella forma originale proprio in Russia), non si può affermare che abbiano influenzato il corso della pittura russa.
Per ironia, i balletti più apprezzati dal gruppo, che sembravano riflettere i legami con l’Europa e le tradizioni di San Pietroburgo — per esempio Giselle, Pavillon d’Armide e La bella addormentata — furono i meno popolari nell’Europa occidentale, mentre la selvaggia barbarie delle danze polovesiane del Principe Igor, l’esotico Cleopatra costruito con vari brani di musica russa, Le Festin, un potpourri di danze popolari, e il voluttuoso, sensazionale Sheherazade, furono i trionfi delle prime stagioni.
Leon Bakst. Amedeo Modigliani (1917) Il critico d’arte francese Louis Réau aveva ragione a esclamare che la Russia dimostrava di poter esportare nuove forme d’arte e mandare artisti all’estero non più come allievi, ma come pionieri e innovatori in grado di dare lezioni all’Europa occidentale.
In effetti questo è un argomento importante a favore di Mir Iskusstva, al di là dei suoi successi artistici. Inoltre, permise ai Russi di conoscere un certo numero di elementi dell’arte simbolista e decorativa (o, per dirla con Stasov, decadente) dell’Occidente e, quel che più conta, dimostrò conclusivamente il genio dei pittori russi per la scenografia. Ma per ironia, come gli artisti del passato erano andati all’estero a spese dell’Accademia e gli Ambulanti avevano fatto affidamento sul mecenatismo dei nuovi industriali e del circolo di corte, con Alessandro II° in testa, così anche Mir Iskusstva fece assegnamento sull’aiuto degli industriali e sul tesoro di Nicola II°.
Alcuni anni or sono una storica dell’arte nata in Russia poteva affermare che questo aspetto dell’attività del gruppo di Mir Iskusstva (ovvero la scenografia) è pressoché sconosciuto nella stessa Russia, cosicché è affatto naturale che la loro arte sia giudicata in questo paese in maniera molto diversa [....]. Il lettore occidentale che legge la storia di Mir Iskusstva deve tenere conto delle valutazioni tanto diverse che del gruppo sono state date nel suo paese d’origine e all’estero.
Quest’affermazione non corrisponde più al vero, poiché Mir Iskusstva e i suoi seguaci sono al centro delle ricerche degli studiosi e dell’interesse del pubblico in Unione Sovietica. Mir Iskusstva non può essere ignorato in una storia della pittura russa; fu inoltre una forza efficace e unica nella storia della cultura europea, o meglio mondiale; al contempo però non può essere definito una forza motrice nella pittura russa, non avendo offerto nessun contributo nuovo in fatto di tecnica o di soggetti. Si trattò in sostanza di un progetto culturale che dimostrò una volta di più l’ammirevole propensione dell’intellighenzia russa a unirsi in una causa comune, artistica, sociale o politica che fosse.