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Galleria d'arte Spigoli di luce

Via Panisperna 238. (00184) Roma.


Venere di Willendorf Un certo clima intellettuale di fine ottocento e soprattutto del novecento fece si che si radicasse il convincimento che la forma di vita più conforme alle naturali inclinazioni dell’uomo fosse quella dei primordi dell'umanità o dei sopravvissuti popoli primitivi.
Secondo simile assunto l'evoluzione, il progresso tecnologico, la pianificazione della vita sociale, avrebbero si permesso all'umanità di abbandonare le caverne a favore della vita organizzata degli agglomerati umani, ma ciò sarebbe avvenuto a scapito della autenticità, della vera essenza della natura umana.
Pertanto la civiltà non sarebbe che il frutto di una progressiva opera di inibizione degli impulsi elementari dell'individuo. L'evoluzione, intesa come una limitazione innaturale della libertà individuale, si sarebbe quindi risolta in una involuzione ed in un allontanamento dalla felicità . Qualora l'uomo moderno volesse ritrovare la felicità perduta, dovrebbe necessariamente tornare allo stato primordiale sviluppando i propri istinti secondo ritmi e pulsioni non artefatti dalle costrizioni della cosiddetta civiltà e riconquistare le caratteristiche soggettive e sociali del primo periodo della storia umana.
Pittura rupestre di Lascaux (Francia) Sin dagli ultimi decenni del XIX° secolo molti artisti si dedicarono appassionatamente alla ricerca delle originarie fonti d'ispirazione dei popoli primitivi. Ma fu soprattutto nel secolo scorso che le avanguardie storiche iniziarono ad interessarsi all'arte tribale dell'Africa nera e dell'Oceania, all'arte precolombiana ed alle antiche pitture giapponesi le cui realizzazioni cessarono di essere semplici reperti etnografici o curiosità esotiche per assurgere a modelli di spontaneità e di immediatezza espressiva. Tale cambio di prospettive determinò anche un nuovo interesse nei confronti di creazioni naif come l'arte infantile, quella popolare e quella degli alienati mentali.
Diversi furono le passioni del neoprimitivismo novecentesco: il folklore e l'artigianato esotico dei popoli polinesiani per Gauguin, la scultura negra africana e quella tribale oceanica per il movimento parigino dei fauves che alimentarono pure la rivoluzione cubista di Picasso Graffito della regione del Sahara e suggestionò artisti come Brancusi, Modigiani, Roualt, Moore, Giacometti.
La componente romantica del gruppo tedesco Die Brucke idealizzò nelle società primitive il rapporto con la natura e l'autenticità del modo di sentire.
Gli artisti riconobbero nell'arte primitiva anche una dimensione magica ed erotica. Nel 1906, durante una visita al museo di etnografia del Trocadéro, Picasso rimase colpito dalla forza e dalle suggestioni simboliche delle maschere africane.
Nell'arco di tempo compreso tra il 1907 e il 1914, studiando la scultura africana e, in misura minore, quella polinesiana, gli artisti intuirono che una forma geometrica semplice era in grado di tradurre concettualmente il reale e conclusero che l'arte più che imitare doveva semplicemente trascrivere.
Arte ashanti. Bambola in legno Parigi. Musée de l' homme Nel 1912 Picasso, grazie ad una maschera grebo della Costa d'Avorio, definì uno dei concetti più importanti della modernità, e cioè che per tradurre una forma si potevano utilizzare dei segni che non avevano alcuna relazione con essa.
L 'influenza del primitivismo investì pure la scultura. Brancusi risentì fortemente di questo rapporto, che nell’ ambito del generale superamento dell’ ideale classico di bellezza, trovò realizzazione alle proprie aspettative in quell' approccio nuovo col lavoro, carico di energia di cui 'Il bacio' (1910) ne rappresentò l’ideale realizzazione.
Il ricorso a formule stilistiche primitive, il distacco della mente dal corpo, il fare pittura non fine a se stessa, ha rappresentato in qualche modo una costante dell’arte del Novecento che ha affascinato artisti come Matisse e, in modo diverso, Kandinsky, Klee, Gauguin, Malevic, Carrà, etc. che assaporarono un esaltante aura di libertà artistica, espressione di un mondo di sogni che si sottraeva ad un'interpretazione troppo razionale del reale.
Arte peruviana (cultura Mochica). Vaso con animale configurato e pittura. Londra British Museum Dopo la guerra, i surrealisti scoprirono le arti dell'Oceania, degli eschimesi e degli indiani; Paul Klee traspose all'interno della sua pittura la potenza evocatrice degli ideogrammi mentre Mirò, si spinse fino ad un'espressione concettuale pura, legata al mondo meraviglioso dell'infanzia. Anche Giacometti e Masson s'ispirarono agli aspetti mitici e rituali delle civiltà primitive.
Dopo alcuni decenni di eclissi l’arte dei primitivi è riaffiorata negli anni quaranta nell'art brut e nell'ultimo quarto di secolo negli ideogrammi tribali dei "nuovi selvaggi" tedeschi, nei graffitismi americani e nel neoprimitivismo della trans-avanguardia italiana.
Quantunque inseguisse un ideale di semplicità e naturalezza espressiva, il neoprimitivismo ebbe un carattere inevitabilmente intellettualistico, frutto di un atto creativo consapevole, dalle finalità estetiche precise, ben lontano dal gesto istintivo ed inconscio dei nostri lontani progenitori, che crearono le loro realizzazioni artistiche sotto la spinta dell'istinto, in un linguaggio arcaico che ignorava le convenzioni formali: in architettura, in scultura ed in pittura, sia la scelta delle tematiche che l'adozione delle tecniche più idonee ad esprimersi, erano frutto di una spontaneità oramai irrimediabilmente perduta.