
Il declino del Simbolismo come fonte d’ispirazione artistica, si accompagnò al risveglio di interesse per la cultura nazionale in tutte le sue componenti, la pittura, la musica, la letteratura nonché per la storia delle diverse etnie del paese.
Molti artisti, attivi in quegli anni, palesarono un rinnovato interesse per l’arte popolare, ben viva nel paese e riscoprirono l'importanza ed il fascino del materiale pittorico nativo ed in particolare delle antiche icone delle quali, nel 1906, Diaghilev aveva esposto una selezione e che alcuni ricchi collezionisti, tra cui Rjabusinskij, ne tenevano stupendi esemplari nelle proprie collezioni.
Suscitarono altresì interesse anche altre realizzazioni delle arti minori e dell'artigianato: le stampe popolari (lubki), le insegne di strada, i reperti archeologici, le nature morte, i ritratti, il ricamo, le bambole di legno intagliato, le decorazioni delle case contadine.
Dalle ceneri del simbolismo nacque così in terra russa la prima vera corrente dell’avanguardia : il Neoprimitivismo i cui massimi protagonisti furono David Burljuk, Michail Larionov e Natalija Goncharova.

Il movimento, oltre a tentare la rottura con i codici della pittura tradizionale, si distinse per l’attivismo teorico e il lavoro collettivo. Esso si orientò prevalentemente verso sfere d’interesse sociale. Per David Burljuk la nuova realtà artistica era «l’estensione di un programma, una protesta contro l’arte formale, l’arte per l’arte, giacché l’arte è per il popolo, l’arte è per le masse».
I segni di tale tendenza erano già presenti in alcuni artisti del “Mondo dell’Arte” (Dobruzinskij e Kustodiev) e della “Rosa azzurra” (Sapunov, Sudejkin, Krymov) ma fu Larionov a dare concretezza al movimento, che nei primi anni dieci poté contare, con una serie di rapporti e formulazioni, su un solido assetto teorico e divulgativo .
Il neoprimitivismo russo può essere definito come uno "stile grafico" per l'uso di forme geometriche semplificate, bidimensionali, spigolose, accese da colori violenti, mancanti di prospettiva, ispirate agli oggetti realizzati dai maestri dell'arte popolare russa ma che incorporavano tecniche e composizioni colte, tratte dalla pittura delle icone.

Sebbene le forme fossero intenzionalmente distorte ed assomigliassero apparentemente ai disegni dei bambini, l‘armonia dei dipinti emerge, secondo la Gray dalla "musica del colore e della linea".
Dal punto di vista dell'impianto pittorico gli artisti più rappresentativi del neoprimitivismo, lungi da ogni velleità di interpretare un determinato stile o di adeguarsi ad un determinato modello, misero al centro dei loro lavori gli aspetti più importanti dell'estetica popolare.
Un altro degli elementi distintivi fu il “principio di genere” rilevabile, oltre che nella produzione di Larionov e Gontcharova, anche in quella di Sevcenko e David Burljuk e, nel loro intermezzo neoprimitivista, di Chagall, Filonov e Malevic.
Fuori da qualsiasi ostentazione populista i neoprimitivisti rivalutarono il folclore urbano e provinciale, in particolare il paesaggio e gli aspetti "minori" e più ordinari della vita della gente comune, normalmente trascurata e considerata poco degna di considerazione: i circhi, i giochi delle carte, la vita delle prostitute, i barbieri (Larionov e Burljuk), i lucidatori di pavimenti (Malevic) le lavandaie e le stiratrici (Lebedev e Sevcenco).

Mentre la Goncharova usò tratti approssimativi e colori violenti ne “Il pavone“, Ilia Maskov riprese la pittura fauves nel “Ritratto di E. Kirkaldi“ e Malevich, in “Testa di contadina“, trasse l’ispirazione da un’immagine popolare per un esercizio di scomposizione di tipo cubista.
La fama del movimento dovette molto all'attivismo dei fratelli David, Vladimir e Nikolaj Burljuk che tra la fine del 1907 e il 1908 organizzarono all' Istituto Stroganov di Mosca una mostra intitolata "Stephanos", che oltre alle opere dei fratelli Burljuk e dei pittori della Rosa azzurra, trovarono posto anche i dipinti di Larionov, Gontcharova, Lentulov, Jakulov, Sapunov.
Due altre mostre si tennero a Kiev ed a S. Pietroburgo. Alla prima intitolata "Il legame" (Zveno) collaborò Aleksandra Ekster mentre alla seconda, del marzo-aprile 1908, dal titolo "Corona", esposero anche Larionov e Gontcharova.
L' ultima esposizione intitolata "Ghirlanda-Stephanov si tenne a S. Pietroburgo nel 1909 ospitò circa ottanta dipinti di sei artisti: Vladimir e David Burljuk, L. D. Bararov-Rossiné, A. F .Gausch, Lentulov e la Ekster.
I primitivisti, non mancarono di interessarsi alla pittura francese dei fauves e di Cézanne, nota soprattutto a Mosca e a San Pietroburgo attraverso le mostre e le collezioni private, propensione fieramente contestata da Natalija Gontcharova la quale non si stancava di ribadire che i suoi compatrioti, anziché cercare l’ispirazione nei modelli occidentali, dovevano avere come unica fonte di ispirazione i modelli arcaici propri della cultura slava.
E necessario chiedersi quanto fosse originale la pittura russa del periodo e quale fosse il suo debito con Parigi; la risposta è che la pittura russa, pur mantenendo la propria specificità, trasse l'ispirazione dalla fonte che gli appariva più consona alle sue esigenze artistiche: Cubismo francese, Espressionismo tedesco e Futurismo italiano il cui esito fu un certo eclettismo. D'altronde lo stesso Picasso cercò ispirazione nell’arte primitiva non europea per le «Demoiselles d’Avignon» mentre Gauguin in cerca d'illuminazione lasciò la Francia per la Polinesia.