
La genesi dei grandi movimenti d' avanguardia, che caratterizzarono la grande storia dell'arte russa dei primi decenni del XX° secolo, si può far risalire alla ribellione di tredici pittori ed uno scultore alla potente Accademia d'Arte di S. Pietroburgo, che nel 1863 si rifiutarono di partecipare al concorso conclusivo dei loro studi, che prevedeva l’esecuzione di un dipinto mitologico.
Essi costituirono una corporazione artigianale, l’Artel, la cui esperienza si concluse in pochi anni, sia per la mancanza di committenze regolari sia per divergenze interne.
La contestazione maturò nel clima di inquietudine sociale seguito alle aspettative ed alle speranze suscitate dalle riforme con le quali Alessandro II° (1818-1881), a cui il poeta V. Zukovskij aveva trasmesso un senso liberale e romantico della vita, emancipò nel 1861 i servi della gleba ed i servi di città, liberandoli dalla loro dipendenza giuridica e personale dai loro padroni.

Tuttavia quelle riforme, per l’ostinazione dell’autocrazia contro cui si infransero le aspirazioni di larghi strati della popolazione, non allentarono le tensioni sociali, mentre i nichilisti, che non riconoscevano alcuna autorità e credevano nell'ideale di un mondo migliore senza poveri, senza oppressi e senza sfruttamento, andavano proclamando il loro credo di “andare dal popolo” e “servire il popolo”.
In questo clima di trepidazione e aneliti alla giustizia, con l’ aiuto finanziario del collezionista e mecenate Pavel Tretyakov ed il sostegno del critico Vasily Stasov, nel 1870 fu fondato il movimento dei Peredvizniki (Itineranti o Ambulanti) che raccolse intorno a sé un'intera generazione di artisti di orientamento progressista, che nell'intento di promuovere lo sviluppo di una coscienza collettiva attraverso l'arte, si assunse il compito di portare le opere fuori dalle sedi tradizionali delle due capitali del paese, Mosca e San Pietroburgo.

Le tele dei Peredvizniki, con i quali, a partire dal superamento dell’accademismo si apre il viaggio nell’anima russa, intrecciano i sentieri della creazione artistica con le vicende del popolo, colto nell’alternarsi delle stagioni, narrato attraverso le immagini della vita quotidiana in cui la povertà diventa il simbolo dell'aspirazione alla libertà ed alla giustizia sociale.
Artisti, viandanti per missione, ora ospitati ora respinti nelle periferie delle grandi città, dipinsero una popolazione di gente umile i cui volti e corpi irrompevano improvvisamente sulle tele per rivendicare la propria dignità.
I Peredvizniki intesero superare tutte le regole tradizionali, i canoni classici ed ignorare le grandi rievocazioni storiche ed i temi mitologici, per lasciare il posto alla poetica genuina e rivoluzionaria della realtà, crudele o suggestiva che fosse.
Fu con le loro intuizioni che nacque il realismo in terra russa, quel movimento artistico che esaltò il legame diretto con tutti gli aspetti della vita, dove l'uomo costituì l'elemento centrale, attorno al quale si muovevano gli avvenimenti e la storia.

Sebbene gli artisti conoscessero i movimenti europei, le loro rappresentazioni riguardarono soltanto soggetti del proprio paese: episodi della vita quotidiana, usi e costumi dei contadini e della gente comune, del clero e dei militari, la ebbra malinconia dei popolani ed il loro amore per le baldorie sfrenate. I paesaggi rispecchiarono le caratteristiche della natura russa con i suoi inverni nevosi, le piene primaverili dei fiumi, gli alberi vermigli e dorati in autunno.
Osservando la realtà e prendendo ispirazione dalla vita semplice della campagna, i peredvizhniki svilupparono il gusto per una pittura narrativa, eseguita con grande rispetto per il particolare realistico onde permetterne la totale comprensione da parte della gente comune.
Essi impersonarono al meglio quel populismo, figlio dello straordinario fervore collettivo di quegli anni, che entusiasmò tanti giovani russi.

I Peredvizniki organizzarono mostre nelle varie città della Russia, sino all’ultimo decennio del secolo.
Il maestro più illustre del movimento fu
Il'ja Efimovich Repin (1844-1930), dotato nei ritratti di grande acutezza e sensibilità che gli valsero, oltre all'ammirazione dei contemporanei, importanti riconoscimenti in patria ed all'estero.
La sua opera “I battellieri del Volga“, divenne il vessillo di un'arte della realtà vista con l'anima, in cui la rappresentazione dell'uomo trova corrispondenza nello spazio dominato dalle acque del grande fiume, che ne riflettono la grandiosa dignità.
Altri apprezzabili artisti del gruppo furono: Ivan Ivanovich Siskin (1832-1898), attento alle scene di bosco dove più forte si poteva esprimere il gioco dei chiaroscuri,
Grigorij Mjasoedov (1834-1911) che intese rappresentare le scene di vita comune nei suoi aspetti più umili, Ivan Kramskoj (1837-1887) ritrattista-umanista il cui interesse fu focalizzato da una parte sulla "mente della nazione e dall'altro sulla gente comune "portatrice della saggezza popolare",

Nikolaj Ge (1831-1894) nel quale passione e temperamento si fusero con uno spiccato interesse per gli aspetti drammatici degli episodi rappresentati, Stanislav Zukovskij (1873-1944) che registrò il mutare stagionale della natura, Vasilij Ivanovich Surikov (1848-1916) che impersonò l'orgoglio slavo, Aleksej Savrasov (1830-1897) che fu il precursore di una rinnovata sensibilità paesaggistica. Il suo allievo, Isaak Il'ich Levitan (1860-1900), fu il migliore paesaggista di fine secolo.
Il facoltoso mercante e collezionista moscovita Pavel Tretyakov (1832-98). attraverso suo fratello, donò nel 1892 alla città di Mosca una collezione di importanti dipinti di artisti del XIX° secolo tra cui numerose tele dei Peredvizhniki che costituiscono tuttora il nucleo centrale della omonima galleria moscovita.
Tuttavia, le fortune della pittura realistica non impedìrono alla pittura accademica di continuare la propria autonoma evoluzione.
Mentre negli anni trenta-quaranta gli accademici coltivarono soprattutto il “genere italiano” con la rappresentazione di giovinette mediterranee con in mano mazzi di fiori o strumenti musicali e con il privilegiato tema del bacio, allorché negli anni sessanta-settanta prese piede la lezione realistica, l'accademia dette vita, specie nella pittura di genere, ad una amalgama stilistica formata da molteplici componenti: classicismo, romanticismo e realismo .
Il genere di gran lunga più frequentato e dagli esiti migliori fu quello storico-biblico con rappresentazioni dai colori chiari, dal disegno preciso, dall’ottimo bilanciamento tra le varie parti della tela e nelle opere ambientate nell’antica Roma o nella Grecia classica con i protagonisti raffigurati come eroi ideali ammantati in abiti sontuosi.