
Il primo raggruppamento artistico al quale si fa risalire l’avvento delle nuove tendenze nella pittura russa del XX° secolo è considerato quello della “Rosa azzurra“ (Golubaja Roza).
In accordo con le teorie di Viacheslav Ivanov, Alexandr Block, Andrei Bely e di altri simbolisti, secondo cui la realtà era solo un punto di partenza per l'immagine artistica., gli artisti della Rosa azzurra privilegiarono una trasfigurazione mistica della realtà creando un loro intimo cosmo, fatto di realtà fenomenica e fantasia, sogni fanciulleschi e poetiche rappresentazioni, speranza e malinconia, passione per il presagio e un senso del soprannaturale, per consentire all' immaginazione di librarsi in volo oltre la realtà. Gli artisti del gruppo provarono anche ad assimilare all'interno delle loro opere le tecniche di altre arti, come la musica e la poesia rese attraverso la trama e il colore.

Il movimento fu tra i primi a tentare di conciliare la tradizione locale con soluzioni formali dell’avanguardia internazionale senza però produrre una reale rottura con le estetizzanti asserzioni tardo-simboliste rappresentate dal periodico elitario "Mondo dell’arte" di Sergej Diagilev e Lev Bakst.
Le mostre della "Rosa Azzurra" furono precedute nel 1904 da quelle della "Rosa Scarlatta", definita dal filosofo Solovyev simbolo della speranza, della giovinezza e della passione terrena. Organizzate da Pavel Kuznetzov e Piotr Utkin ed a cui parteciparono, tra gli altri, Sergei Sudeikin, Nikolai Sapunov, si tennero a Saraton città dalla quale sarebbero venuti molti artisti della “Rosa azzurra” e dove Borisov-Musatov, loro grande ispiratore, nacque e lavorò a lungo.
Nel 1907 il movimento allestì a Mosca una esposizione, alla quale presero parte sedici artisti tra i quali Pavel Kuznecov, Martiros Sar’jan, Nicolaj Sapunov, Sergej Sudejkin, Nicolaj Krymov. La loro pittura fu, in questo periodo, di tipo primitivista ispirata alle arti popolari tradizionali e caratterizzata da forti accenti coloristici sul modello di Gauguin

Pur non essendo artisti dell’avanguardia, ma piuttosto individui che avevano assimilato l’esperienza del simbolismo russo legato soprattutto a poeti e musicisti, allestirono le loro esposizioni all’insegna di un estetismo provocatorio che non mancò di irritare il pubblico piccolo borghese.
Nel 1908 Borisov-Musatov organizzò una mostra sotto l’egida della rivista “Zolotoe Runo” (Vello d’oro) dell‘editore mecenate Nikolai Riabushinskii, alla quale parteciparono Larionov, Gontcharova. Nikolaj Sapunov, i fratelli Nikolaj e Vasilj Milioti, Nikolaj Krjurov, Petr Bromirskj, Petr Ukin, Anatolj Aramov, Aleksandr Matveev, Nikolaj Feofilaktov. La maggior parte di questi pittori divennero noti proprio alle mostre del Vello d’oro.
In quell’anno il Vello d’Oro coagulò la sortita di impegni innovativi mediando la diretta divulgazione di opere di Braque, Rouault, Matisse, ecc. (grande rilievo assumerà il soggiorno di quest’ultimo a Mosca nell’11, in coincidenza con l’apertura della collezione del mecenate Šcukin, evento storico di fruizione e scambio con le diverse esperienze europee col relativo esercizio di riflessione critica sul ruolo primigenio fino allora attribuito alla singola personalità creativa).

Sebbene non fosse mai entrato a far parte della Rosa azzurra , forse perché negli anni della sua formazione era all’estero, Kuzma Petrov-Vodkin che aveva studiato a Mosca con molti dei componenti del gruppo, dopo il rientro in patria e prima di approdare nel “Mondo dell’Arte” e quindi di subire il decisivo influsso dell’arte antico-russa, fu tra i maestri che parteciparono alle esposizioni del “Vello d’oro”.
M. Larionov e N. Gontcharova, pur militando nello stesso gruppo, si posero in aperta contrapposizione agli altri membri del gruppo, osteggiando la pretesa di sovrapporre ai valori di una pittura essenziale, primitiva e perfino grezza, fatta unicamente di colori e di forme, una sia pur squisita cultura letteraria e magica.
Costoro continuarono la ricerca di una nuova via per esprimere se stessi, finché nel 1910, anno di grandi contraddizioni, il ritmo della vita cambiò rapidamente ed anche gli stili le tecniche mutarono in modo drammatico: il valore delle forme fu abbattuto per essere sostituito da nuove teorie.
Le tre collettive del “Vello d’oro del 1908, 1909 e 1910 furono il campo privilegiato della sperimentazione a cui parteciparono molti dei futuri componenti del “Fante di quadri”.
Tuttavia questo mondo ovattato non poté sostituire a lungo la realtà e gli artisti della Rosa azzurra presto rividero le proprie convinzioni.
Con loro l’Ottocento morì definitivamente e nacque il Novecento che in terra russa sarà prodigo di avvenimenti esaltanti.