
Nata nel 1886 a Melenki, in Russia. Al contrario di molti pittori d’avanguardia che viaggiarono in Italia e in Francia per trarre ispirazione dagli sviluppi dell’arte occidentale, questa pittrice lavorò per lo più in Russia.
Dopo aver studiato a Mosca, si trasferì a San Pietroburgo, dove divenne una delle protagoniste dell’avanguardia, contribuendo alla rivista e alle mostre dell’Unione dei Giovani.
Nel 1911 iniziò a sperimentare con successo lo stile neoprimitivista, con scene di strada e interni di caffé, tanto da essere considerata una delle massime esponenti di tale movimento, sviluppatosi l’anno precedente in Russia.
Nel 1912 strinse amicizia con alcuni poeti del Futurismo russo: Khlebnikov e Kruchenyky (suo futuro marito) che componevano una poetica di tipo "transmentale", basata sulla distruzione della grammatica tradizionale, sull’utilizzo di neologismi,su assonanze e combinazioni illogiche fra parole e suoni nell’illusione di creare un nuovo linguaggio poetico universale.

Al futurismo si connettono anche le opere del periodo 1913-1914 di paesaggi urbani, nei quali le case si accatastano e crollano quasi travolte da un sisma. Nei ritratti il groviglo delle forme rende capo e corpo pressoché irriconoscibili.
Tra il 1913 ed il 1918, emotivamente coinvolta dall'esperienza di vita con il compagno Krucenych, Rozanova produsse invenzioni artistiche assolutamente originali, che nella fusione di elementi tratti dalle differenti particolarità del linguaggio creativo riuscì ad innestare i frutti della manualità artigianale sul testo scritto.
Intessendo le parole con il disegno ed il colore espresse una nuova sintesi di poesia visiva che, dopo le iniziali esperienze grafico-illustrative di “Gioco all’inferno” e del collage nel “Libro transmentale” si orientò verso la fusione tra questa tecnica e quella litografica negli album “La Guerra” e “Guerra universale“, per congiungersi nel libretto di versi “Te li le” come espressione di un multiforme contenuto estetico.

Verso la metà degli anni dieci l'artista approdò al cubofuturismo. I suoi lavori partecipano lo spettatore di un mondo organizzato in cui regna la quiete. Certi lavori in legno con oggetti e figure attestano lo sforzo (comune a molti cubofuturisti) di scavalcare i limiti della superficie piana.
Evidenti impronte del linguaggio mutuato dalle contemporanee proposizioni italiane, soprattutto dal Manifesto dei pittori futuristi del 1910, si deducono dai contatti direttamente avuti presso la Galleria Sprovieri di Roma dove nel 1914, insieme ai connazionali Exter, Kulbin e Archipenko, la Rozanova, si trovò ad inaugurare la "Prima Esposizione Libera Futurista", gettando con l'opera “Il porto” e soprattutto con "La fabbrica e "Il ponte” le premesse per ulteriori potenzialità di scambio (disattese, dopo la rottura dei futuristi con i gruppi dell'avanguardia moscovita) con le istanze cubofuturiste di cui fu convinta portatrice.
Nel 1916 entrò a far parte del gruppo di Malevich. Influenzata da quest’ultimo, creò alcune composizioni astratte ma il suo stile si differenziò da quello del maestro per un maggiore decorativismo e una minore dipendenza dalle sue idee filosofiche.

Al periodo suprematista appartengono le creazioni del biennio 1916-1918: opere grafiche eseguite con la tecnica del collage e quadri non oggettivi.
Poco dopo l'avvento dei bolscevichi al potere entrò nell'Izo (Dipartimento di Belle Arti) come dirigente della sezione incaricata di organizzare l'arte industriale per cui percorse l'intero paese con l'obbiettivo di conformare le scuole tecniche agli ideali del nuovo governo.
Olga Rozanova morì, ancora giovane, nel 1918, di tifo, all’apice del suo successo creativo.
I quadri non oggettivi furono esposti nella mostra postuma del 1918-1919 nei cicli "Suprematismo" e "Pitture di colore".
La Rozanova fu influenzata dal cubismo ed in qualche misura dal futurismo italiano ma fu determinante per la sua maturazione artistica l'adesione al suprematismo. Abbandonato lo stile cubista precedente alla prima guerra mondiale i suoi lavori lasciarono il posto a combinazioni di forme semplici tipiche del suprematismo oltre a collage nei quali usò anche ritagli di giornali e di stoffe. Queste composizioni dai colori vivaci anticiparono quelle di Matisse
L'artista andò gradualmente semplificando le proprie creazioni per giungere, nel 1917, all’opera "Striscia verde (Dipinto di colore)" producente l'impressione di un raggio surreale, su fondo bianco, che attraversa lo spazio. Originariamente progettato come parte di un trittico che doveva includere il giallo e il viola, questo dipinto, espressione più compiuta del suo stile pittorico, segnò un ulteriore progresso nello sviluppo dell’arte russa d’avanguardia.
Con quest'opera l'artista anticipò di quasi mezzo secolo il minimalismo.