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Galleria d'arte Spigoli di luce

Via Panisperna 238. (00184) Roma.


Martiros Sar'jan. Autoritratto Martiros Sar'jan, settimo figlio di una famiglia di contadini di origine armena, nacque nel 1880 a Nakhitschivan, lungo il corso del Don. Grazie all’aiuto del fratello maggiore Ovanes si trasferì a Mosca dove tra il 1897 e il 1903 frequentò i corsi di Valentin Serov e Kostantin Korovin.
Nel 1901 visitò per la prima volta l’Armenia russa, dove in seguito si sarebbe recato più volte. A partire dal 1903, l’immaginario di Sar'jan si popolò di motivi orientali.
Nel 1907 l’artista partecipò alla mostra di tendenza simbolista, La rosa blu, in cui esponevano, tra gli altri, Pavel Kuznecov e Nicolaj Sapunov. I motivi simbolisti fecero posto, a partire dal 1909, a nature morte e impressioni dei viaggi compiuti nel Caucaso e nel vicino Oriente. I paesaggi, inondati di luce, divennero i temi ricorrenti di quel periodo.
La magistrale stilizzazione, il raffinato simbolismo, l’eleganza del gusto, la predilezione per l’ornamentalità ed il decoratissimo, furono gli ingredienti delle “favole” dell’artista negli anni costitutivi della Rosa azzurra.
Martiros Sar'jan. L'albero di melograno (1907) Nel 1910 compì un viaggio di due mesi in Turchia. Egli evocò nei suoi quadri i magici colori della capitale turca, Istanbul, che volle sempre chiamare col suo nome cristiano, Costantinopoli ed annotò con orgoglio che, dopo i turchi e i greci, gli armeni rappresentavano numericamente il terzo gruppo etnico di Costantinopoli, ragion per cui egli stesso poteva sentirsi, in quella città, quasi come a casa propria. Le vedute di Istanbul gli guadagnarono il favore del pubblico ed alcune furono acquistate dalla galleria Tret’jakov di Mosca.
Nel 1911 intraprese un lungo viaggio attraverso l'Egitto e nel 1913 si recò in Persia. I quadri realizzati in quel periodo ed ispirati ai lunghi viaggi in quei paesi contribuirono al suo crescente successo. In un articolo pubblicato nel 1913 sull’artista, allora residente a Mosca, Maximilian Volosin scriveva: “Sar'jan non dipinge l’Oriente con lo spirito di un orientalista, bensì col sentimento di un figlio”. Nondimeno il cosiddetto “figlio d’Oriente” non aveva ancora visitato l’Armenia ive si recò soltanto allo scoppio della prima guerra mondiale per prestare soccorso ai profughi che, in fuga dai turchi, cercavano asilo nell’Armenia russa.
Martiros Sar'jan. Costantinopoli verso mezzogiorno(1910) Dopo vari trasferimenti, nel 1921 Sar'jan si stabilì definitivamente in Armenia, dove finì per calarsi completamente nel ruolo di eroe nazionale. Sar'jan divenne l’apprezzato ritrattista dell’élite armena e sovietica.
Negli anni Venti, realizzò numerose opere ricche di forza espressiva; tuttavia i quadri dipinti “all’estero”, cioè nel periodo trascorso a Mosca tra il 1909 e il 1915, rimangono senza dubbio gli elementi più pregevoli della sua arte.
Nel 1924 gli fu consentito di trascorrere due mesi in Italia, come rappresentante della delegazione sovietica degli artisti. Visitò Venezia, Firenze e Roma.
A partire dagli anni Trenta la sua pittura assunse i caratteri di un maggiore realismo, senza rinunciare al cromatismo intenso e al caratteristico appiattimento delle forme.
L’immaginario di Sar'jan fu decisamente più “orientaleggiante” di quello di alcuni suoi contemporanei armeni cresciuti in Caucaso, come Egise Tatevosjan, Amajak Akopjan o Vagram Gaifedzhian, che come lui si formarono nell’atmosfera europea delle scuole d’arte moscovite.
Martiros Sar'jan. In Persia (1915) Nella sua autobiografia, Martiros Sar'jan scrisse: “Si può dire che abbia succhiato fin dalla più tenera età, insieme al latte materno, lo spirito dell’Oriente e del meridione, nonché tutte le singolarità dell’arte armena…”.
Il rapporto filiale che legò Sar'jan all’Oriente si manifestò, secondo Volosin, nel fatto che il pittore non si limitò a “copiare gli elementi ornamentali dell’Est”, non si dedicò a qualche “singolarità etnografica” ma si dedicò piuttosto alla ricerca dello spirito, della quintessenza dell’Oriente e cercò di catturarla attraverso una semplificazione dei colori e delle forme. Volosin non ravvisava nell'opera di Sar'jan, un “orientalismo” voluto e ottenuto con la ricerca artistica, quanto piuttosto il segno dell’autentica appartenenza dell’artista alla cultura orientale.
Sar'jan rifiutò non solo l’espressionismo tedesco, ma anche le correnti russe del Futurismo e del Suprematismo. L’avanguardia che si formò a Mosca intorno al 1915 gli apparve come un evento di profonda malattia dell’arte.
Tuttavia l’influenza dell' occidente, spesso sottovalutata dagli studiosi di Sar'jan, fin troppo ansiosi di dimostrare l’originalità artistica del pittore armeno, è riconoscibile nella predilezione dell’artista per le forme piatte, l’intensità del colore e la valenza dell’elemento ornamentale, in quel periodo condivisa da molti rtisti dell’Europa occidentale, in particolare da Matisse. Morì nel 1972.
Nel 1967 la città di Erevan gli ha dedicato un museo.