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Galleria d'arte Spigoli di luce

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Pavel Kuznetzov Strada Nikiskaya (1905) Alle soglie del nuovo secolo, il movimento dei peredviniki aveva esaurito il suo slancio creativo e l’arte russa, oramai proiettata verso le tensioni della modernità, andò alla ricerca di nuovi linguaggi artistici e nuove forme espressive.
La parola chiave di quel periodo, che s’incontra nei discorsi, negli scritti e nei proclami artistici di scrittori, musicisti e pittori, è simbolismo del quale Nikolaj Berdjaev ebbe a scrivere: «Tutta l’arte vera è simbolica: è un ponte tra due mondi, evoca una realtà più profonda e costituisce l’essenza della vera realtà».
Anche se si rifece costantemente al contesto artistico occidentale, ritenuto un presupposto necessario alla nascita in terra russa di un'arte autenticamente innovatrice, il movimento simbolista in Russia non fu, come nelle analoghe scuole europee occidentali, la continuazione del tardo romanticismo.
Nelle arti figurative, salvo forse nella pittura visionaria di Filonov, non produsse una vera e propria concordanza di elementi e di forme ma si espresse attraverso trasformazioni e metamorfosi in una molteplicità di manifestazioni, tipiche della pittura russa di quel periodo.
Sergej Sudeikin Passeggiata (1906) Il nuovo movimento venne ad occupare un vuoto tra il declinante accademismo e la generazione dei giovani che rinnegavano i vecchi stili, segnò il ritorno alle origini remote della propria terra e si consacrò alla ricerca di temi metafisici onde esplorare gli abissi della propria anima, trovare le risposte ai propri turbamenti, dare voce a rinnovati bisogni religiosi. Oltre a prendere le difese dell'individualità dell'artista, sostenne l'autonomia dell'arte dai problemi sociali del paese, difese la tipicità di ogni singola categoria artistica.
Fu il poeta Andrej Belij (1880-1934) a esprimere, giovanissimo, il credo indefinito ma autorevole che i pittori simbolisti cercarono di realizzare con i loro quadri. Belij, come Walter Pater prima di lui, sostenne l'opportunità di abbandonare il linguaggio del realismo a favore di un nuovo modo d'esprimersi in cui il ritmo ed il movimento, pur essendo parte integrante del dipinto, fossero superati, per attingere alla sfera dello spazio e del tempo infiniti.
krymov La primavera è vicina (1907) Questo risultato, secondo Belij, poteva ottenersi trascurando la precisione della forma, la prospettiva, la ricerca del colore particolare a favore di colorazioni che meglio esprimono le percezioni interiori e dando la priorità a temi come la nascita e la vita nomade che posseggono un senso intrinseco del ritmo e del tempo perenni.
Aderendo a simili concetti gli artisti simbolisti si lasciarono andare a lirismi pittorici, a scomposizioni coloristiche, ad una preziosità e ad una raffinatezza persino eccessive nella rappresentazione di ritratti e paesaggi emotivi, sfruttando le linee curve presenti in elementi naturali quali rampicanti, giunchi, gigli o colli di cigni.
Il movimento simbolista nelle arti figurative, visse solo dal 1904 al 1907 e trovò espressione più efficace nella pittura da cavalletto,nella scenografia e nell’illustrazione di libri.
Nikolaj Sapunov La tenuta Fantasia alla maniera Soroka (1905-1912) Nel 1904 un gruppo rumoroso di artisti di Saratov, una città sul Volga dotata di una vivace scuola d’arte, di un valido insegnante di nome Baracci e del Museo Radiscev e dove Borisov-Musatov, il loro grande ispiratore, nacque e lavorò a lungo, si riunirono in una associazione dal nome di " Rosa Scarlatta" (Alaja roza) dal colore, secondo il filosofo Solovyev, simbolo della speranza, della giovinezza e della passione terrena. Nel maggio-giugno dello stesso anno Pavel Kuznetzov e Piotr Utkin allestirono nella loro città una mostra dello stesso nome alla quale presero parte, tra gli altri, Sergei Sudeikin, Nikolai Sapunov, Martiros Sarjan. Vi furono esposti anche dipinti di Borisov-Musatov e Vrubel.
Più tardi il sodalizio cambiò il nome in quello di "Rosa azzurra"(Golubaja Roza) a cui si fa risalire l’avvento delle nuove tendenze nella pittura russa del XX° secolo.
Il colore azzurro aveva un significato particolare per i simbolisti di tutta l’Europa; esso non era solo il colore del cielo ma l’universo superiore in cui lo spirito si libra in volo.
Natalja Gontcharova La tosatura delle pecore (1907) In accordo con le teorie di Viacheslav Ivanov, Alexandr Block, Andrei Bely e di altri simbolisti, secondo cui l'universo visibile era solo un punto di partenza per l'immagine artistica., i pittori della "Rosa azzurra" privilegiarono una trasfigurazione mistica dell'oggettività creando un loro intimo cosmo, fatto insieme di realtà e fantasia, di sogni fanciulleschi e poetiche rappresentazioni, di speranza e malinconia onde consentire all' immaginazione di oltrepassare i confini della realtà. stessa. Costoro tentarono anche di assimilare all'interno delle loro opere le tecniche di altre arti, come la musica e la poesia rese attraverso la trama e il colore e furono tra i primi a tentare di conciliare la tradizione locale con soluzioni formali dell’avanguardia internazionale senza però produrre una reale rottura con le estetizzanti asserzioni del periodico elitario "Mondo dell’arte" di Sergej Diagilev e Lev Bakst.
L' ideologia della Rosa Azzurra, trovò espressione prima nella fugace rivista "Arte" (Iskusstvo), fondata da Nikolaj Tarovatij e poi attraverso le pagine del "Vello d'oro" (Zolotoye Runo) periodico che ebbe vita sino al 1909, fondato dal ricco banchiere, mecenate ed artista Nikolay Ryabushinsky il quale sostenne pure economicamente il gruppo mediante l'acquisto di opere da Kuznetsov, Sapunov, Saryan e Sudeykin.
Martjros Sarjan Albero di melograno(1907) Nel marzo-aprile 1907 la Rosa Azzurra, allestì un’esposizione a Mosca (preparata con cura, in uno stile ricercato, con una scelta attenta delle decorazioni floreali e l'adozione di una combinazione cromatica soffusa grigio-azzurra) alla quale presero parte Anatoly Arapov , Nikolay Krymov, Nikolay Milioti, Vasily Milioti, Nikolay Sapunov, Martiros Saryan, Sergey Sudeykin. In quella esposizione, l'ultima promossa dalla Rosa azzurra, furono attuati i primi tentativi di conciliare ecletticamente la tradizione locale con le soluzioni formali dell’avanguardia internazionale.
L'ultima acquisizione del movimento simbolista fu il compositore ed artista lituano Mikalojus Ciurlionis, che si indirizzò all'arte come mezzo per rappresentare la sua visione di una realtà al di là del tempo e dello spazio per i quali era stato incapace di scoprire un corrispettivo musicale: infatti volle chiamare i suoi dipinti "Sonate" e le sue mostre "Audizioni".
Ma il simbolismo come fonte d’ispirazione della pittura dovette presto lasciare il passo ad altre espressioni artistiche, risultato di una creatività stupefacente ed al contempo di una esaltazione incredibile, che negli anni successivi si succedettero e si sovrapposero a un ritmo sorprendente.
Con il tramonto del simbolismo gli ex componenti della Rosa Azzurra, cambiarono rapidamente stile; Kuznecov subì l’influenza di Gauguin e Matisse e forse di Picasso del periodo blu ed anche Sarjan semplificò il proprio stile pur conservando i contorni marcati e i colori uniformi, per lo più marrone, arancio e azzurro, che sembrano recare l’impronta della natia Armenia.
Michail Larionov La danza (1908) Con il mutare degli stili cambiarono anche le tecniche pittoriche: i colori uniformi e i contorni piuttosto mossi risultanti dall’uso di tempera, gouache e olio su cartone o su tela sottile, lasciarono il posto all’impatto più energico dei colori a olio più densi applicati su tele più a resistente.
Nel 1906 Nikolaj Rjabusinskij (1876-1951), un facoltoso banchiere ed artista lui stesso, fondò una rivista pubblicata fino al 1909, denominata "Vello d'oro" con il dichiarato proposito di «diffondere l’arte russa al di là del suo paese di origine, presentarla in Europa in maniera globale e integrale nell’atto stesso del suo sviluppo». Il legame con la Francia (i due paesi erano vicini anche a livello politico) era tanto stretto che la rivista veniva stampata sia in russo che in francese.
Per quanto la rivista fosse importante per portare alla conoscenza del pubblico e della critica numerosi artisti, furono soprattutto le esposizioni organizzate sotto i suoi auspici dal 1908 al 1810 ad assicurarne la notorietà
Michail Larionov Paesaggio (1907-1909) Le mostre del "Vello d'oro", alle quali presero parte anche ex-artisti della Rosa azzurra, ebbero tra i principali protagonisti Larionov, Goncharova, Shevchenko, Jawlensky e Yakulov, strettamente legati a Riabushinsky, oltre ad importanti artisti stranieri, soprattutto francesi.
Nella prima mostra del 1908, accanto ai dipinti di Larionov, Goncharova, Kuznetzov e Utkin furono presentate opere di Bonnard, Braque, Derain, Gleizes, Le Fauconnier, Matisse, Cézanne, Van Gogh, Rouault, Van Dongen e i nabis mentre la seconda esposizione del gennaio 1909 mise a diretto confronto le opere dei maestri occidentali (Braque, Rouault, Matisse ecc) con quelle dei maestri russi. La manifestazione ebbe il merito di coagulare le premesse innovative e ad avviare la riflessione sul ruolo primario delle singole personalità creative.
La terza ed ultima esposizione del 1910 oltre alle opere di Larionov, Gontcharova, Kuznecov, Sarjan, Utkin e dello stesso Rjabusinskij, ospitò i lavori astratti di Kandinskij e le opere cubiste di Gleizes, Lhote e Le Fauconnier.
I pittori stranieri che più influenzarono la pittura russa di quel periodo furono Gauguin e Toulouse-Lautrec (le cui forme angolose e deformate si osservano nella prima produzione di Larionov), Matisse e più tardi Cézanne (tanto amato da FaIk e dai suoi amici, che si fecero chiamare i «Cézannisti») mentre la scelta di colori luminosi, presente in tutti gli artisti dell'epoca fu di diretta derivazione della pittura fauve.
Dall' ambiente artistico della rosa azzurra e del vello d'oro, più o meno intrisi di simbolismo, emersero le personalità fondamentali delle correnti astrattiste del nostro secolo come il pittore e compositore lituano Mikalojus Ciurlonis (1865-1911) e il piccolo gruppo che si trasferì a Monaco di Baviera, considerato allora il centro dell’arte di ricerca: la coppia Aleksej Jawlenskij (1864-1941) e Marianne von Werefkin (1860-1938) e colui che è considerato il fondatore dell’arte astratta Vasilj Kandinskij (1866-1944).