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Galleria d'arte Spigoli di luce

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 Aleksandt Volkov. Cajchana color granata (1924) In Russia un travolgente slancio verso il nuovo, segnò la vita e le opere di numerosi artisti nei primi decenni del ventesimo secolo e che fecero di quel paese una crogiolo fremente di innovazioni in tutte le più svariate manifestazioni culturali.
Gli artisti ritennero di essere degli antesignani di una nuova era ed accolsero la rivoluzione d'ottobre con grande entusiasmo divenendo i corifei del nuovo regime.
Benché lo spirito utopico dei movimenti, fosse lontano da qualsiasi forma di totalitarismo, l'attività artistica di ciascuna delle personalità più eminenti dell'avanguardia fu condizionata in maniera più o meno rilevante dalla presa del potere da parte dei bolscevichi.
Il Comitato centrale del partito bolscevico, nel 1918, all’indomani della vittoria, auspicò la creazione di un’«arte realistica di propaganda rivoluzionaria, comprensibile alle masse».
 David Sterenberg. Ani'ka (1926) Tuttavia questa composita schiera di artisti ebbe, nei primi anni venti, due grandi protettori, Anatolij Lunacarskij, commissario per l'istruzione e lo scrittore Maksim Gorkij che difesero li difesero dagli attacchi degli ideologi del partito bolscevico acciocché potessero esprimere liberamente il proprio talento finché la cappa del realismo socialista non chiuse loro tutte le strade che avevano tracciato per aprire al mondo la cultura del loro paese.
Dopo il 1920, gli attacchi contro le avanguardie artistiche si manifestò con vigore; la «Pravda» pubblicò intere colonne contro le "elucubrazioni astratte d’ispirazione piccolo-borghese" mentre la rivoluzione esigeva una rappresentazione veridica e storicamente concreta della realtà nel suo sviluppo innovatore. L'artista aveva il compito di contribuire "alla trasformazione ideologica dei lavoratori" in sintonia con le finalità del socialismo.
 Aleksandr Dejneka. Presso il cantiere (1926) Nei decenni che precedettero il secondo conflitto mondiale, la grande maggioranza degli artisti, che non avevano potuto o voluto, per convinzione o per calcolo, emigrare all'estero, entrarono a far parte, della nomenclatura del regime. Essi furono costretti ad inserirsi nel processo delle realizzazioni imposte dal regime, spesso a costo di una dolorosa rinuncia delle scelte artistiche precedenti con la conseguenza di un inevitabile affievolimento della creatività.
L’anno 1922 portò, con la nascita del gruppo A.Ch.R.R. (Associazione degli artisti della Russia rivoluzionaria, poi divenuta Associazione degli artisti della rivoluzione), ad una nuova interpretazione dell’arte. Iniziò una nuova stagione di un’arte nella quali i membri dell’A.Ch.R.R. perseguirono l'obbiettivo di rappresentare nei loro lavori, in modo nel contempo artistico e documentario, l’aspetto solenne delle grandi trasformazioni intervenute dopo la rivoluzione d’ottobre e di esaltare la fedeltà del popolo sovietico ai suoi capi.
 Konstantin Istomin. Studentesse universitarie (1933) Tornò in auge la tradizione artistica dei Peredvizniki, dalla quale erano usciti molti tra i pittori dell’A.Ch.R.R i quali, sostenuti ufficialmente dalle autorità, condussero una violenta lotta spietata contro le numerose correnti dell’avanguardia.
Pochi artisti, come i coniugi Aleksandr Drevin e Nadezda Udal'cova, che possono essere definiti transfughi dell'avanguardia, agli inizi degli anni trenta uscirono dall'Inchuk in disaccordo con la condanna emessa in quella sede dai costruttivisti nei confronti della pittura da cavalletto, mentre qualche gruppo minoritario, come il sodalizio dei compagni ed allievi di Michail Matju'in, musicista ed artista dall'ingegno multiforme, che era stato uno dei fondatori, insieme alla moglie Elena Guro, dell' Unione della Gioventù a Pietrogrado, non cercò collegamenti con l'arte ufficiale e poté sopravvivere tenendosi in disparte.
 Solomon Nikritin. Il vecchio ed il nuovo (1935) Savitky Collection I movimenti, dominati fino agli anni venti dalle grandi personalità artistiche dell'avanguardia, furono progressivamente sostituiti da gruppi organizzati e da scuole cosicché i grandi maestri, che nel decennio precedente avevano avuto accanto dei compagni di strada, si ritrovarono circondati da allievi. Ma ne con Malevic all'Unovis ed al Ginchuk, ne con Filonov al suo studio di "arte analitica, gli artisti che lavorarono con loro furono in grado di aprire nuovi orizzonti.
Nel 1932, il Comitato centrale del PCUS deliberò lo scioglimento dei movimenti artistici indipendenti e l’istituzione di unioni artistiche direttamente controllate dallo Stato. Nacque quindi il movimento artistico denominato "Realismo socialista", che perseguì l’obiettivo di rappresentare la funzione storica del proletariato e gli ideali della rivoluzione socialista. L’arte d' avanguardia, espressione della decadenza borghese, asservita al capitalismo e priva di ogni rilevanza per il proletariato, doveva essere soppiantata dall'arte di regime.
 A. Scipicyn Primavera (1936) Nel 1934 Andrej Zdanov, stretto collaboratore di Stalin, affermò che il realismo socialista era l’unica forma d’arte approvata dal partito e chiese agli artisti di contribuire ad una rappresentazione storicamente concreta della realtà sociale e politica successiva alla rivoluzione, al fine di provvedere all’educazione dei lavoratori secondo gli ideali del comunismo. Pertanto le opere d'arte dovevano essere considerate non tanto da un punto di vista «estetico», quanto da quello di vere e proprie «memorie storico-politiche».
Gli artisti pertanto dovevano dedicarsi alla rappresentazione ottimistica della realtà e del glorioso futuro che l’URSS avrebbe conosciuto sotto il governo comunista.
Le rappresentazioni dei lavoratori nei campi o nelle fabbriche, le scene di vita quotidiana, le varie raffigurazioni di episodi della rivoluzione, l'epopea dell'Armata rossa, i ritratti celebrativi di Stalin e di altre personalità del regime divennero i soggetti privilegiati del nuovo stile.
Coloro che non si adeguarono ai canoni del realismo socialista furono osteggiati in ogni modo e privati di ogni incarico pubblico.
Non è improprio affermare che gli artisti delle avanguardie furono vittime di un grande abbaglio che li indusse ad odiare la borghesia, che aveva permesso di sprigionare il loro talento creativo, e di osannare il nuovo potere che non molto più tardi li avrebbe uccisi, costretti all'esilio o ridotti al silenzio.
Ma l'avanguardia russa cessò di esistere non solo per le coercizioni esercitate dal potere, ma anche per lo stravolgimento della propria natura, sopraffatta dallo sforzo di adeguarsi all'arte ufficiale.