Galleria d'arte Spigoli di luce

Via Panisperna 238. (00184) Roma.

Tel/Fax. 064817414

Vetrina dei dipinti. (Selezione)
Miniature
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Descrizione
Anonimo maestro olandese del XVIII° secolo."Paesaggio fluviale"
Olio su tela cm. 57 x 42.
Anonimo maestro olandese del XVII sec. "Deposizione".
Olio su tela cm. 111x88.
Anonimo maestro olandese del XVIII sec."Paesaggio con alberi"
Olio su tela cm 23 x 24.
Anonimo maestro olandese del XVIII sec. "Scena di vita campestre"
Olio su tela cm 29x42.
Paesaggista francese della Scuola di Barbizon. "Foresta di Fontainbleau". Prima metà del XIX° secolo.
Olio su tela cm. 53x63. Cornice italiana coeva.
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Barbizon è un piccolo villaggio francese nei pressi della foresta di Fontainebleu in cui si raccolse, negli anni intorno al 1830, un gruppo di pittori innamorati della natura.
Intorno a Théodore Rousseau, il più dotato tra loro, troviamo Jean-Francois Millet (1814 - 1875), Carl Spitzweg (1808 - 1885), Charles-Francois Daubigny(1817 - 1878), Narcisse-Virgile Diaz de la Pena (1807 - 1876), Henri-Joseph Harpignies(1819 - 1916), Constant Troyon (1810 - 1865), tutti genuini naturalisti, che nella foresta trovarono un' incommensurabile fonte di ispirazione.
I grandi alberi imponenti e solitari, le macchie cupe delle foglie, i sottoboschi ombrosi sono i soggetti che ripetono instancabilmente nelle loro tele.
Lontani dai rumori della capitale ed indifferenti alle polemiche circa la superiorità o meno della linea (pittura di Ingres) rispetto al colore (pittura di Delacroix), i pittori di Barbizon aspirarono a raggiungere un solo ideale artistico, consistente in uno studio diligente della realtà e in una devota fedeltà al paesaggio circostante.
Le loro esperienze costituirono la base dell'Impressionismo.
F.P.Michetti olio su tela. "La pastorella". Cm 20x30. Firmato in basso a sinistra.
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Franceso Paolo Michetti nacque nel 1851 a Tocco di Casauria. Si diplomò presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli , dove fu allievo, con Edoardo Dalbono, del maestro Domenico Morelli, di cui inizialmente imitò il naturalismo e il realismo visionario: giovane promettente, la sua opera fu notata anche da Filippo Palizzi. La sua maniera pittorica fu poi fortemente influenzata dalla conoscenza dell’opera dell’artista spagnolo Mariano Fortuny y Carbó.
Come molti pittori dell’epoca, fin dal 1871si interessò alla fotografia, inizialmente solo come procedimento per lo studio dal vero dei soggetti dei suoi quadri, poi anche come nuovo ed autonomo mezzo espressivo.
Nel 1872, nel 1875 espose le sue opere al Salon di Parigi acquistando una notevole notorietà. Nel 1879, ventottenne, eseguì il progetto architettonico per il suo imponente studio, poi costruito in tufo lungo il litorale di Francavilla.
La sua fama fu consolidata dalle opere successive: il Voto (1880, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna), ispirata alla festa di san Pantaleone a Miglianico, il " Corpus Domini" acquistato dall'imperatore Guglielmo II, La figlia di Jorio (1894), esposta a Venezia alla Biennale del 1895, il cui tema ispirò anche la più notevole delle tragedie di Gabriele d'Annunzio.
Dal 1880 a Francavilla raccolse attorno a sé un gruppo di giovani artisti, attratti dalla sua carismatica personalità, tra cui d’Annunzio, Tosti, Barbella e De Cecco, dando vita, in un antico convento cinquecentesco, al Cenacolo, una sorta di officina dove tentò di realizzare, anche se in modo sperimentale, il sogno di abbattere le barriere tra un’arte e l’altra, di creare un sistema di interferenze fra pittura, scultura, musica e versi.
Nel 1904 curò l'allestimento scenico della “Figlia di Iorio” di d’Annunzio andato in scena al Teatro Lirico di Milano il 3 marzo.
La celebrità internazionale del pittore fu tale che Vittorio Emanuele III°, il 4 aprile 1909, decise di nominarlo Senatore del Regno. Michetti fu tra i primi a girare una pellicola e a guardare al cinema come nuova e fondamentale forma di arte. Nel 1922, inventò un proiettore cinematografico e ne affidò ai suoi due figli l’uso, la diffusione e la vendita.
L'artista morì nel 1929.
Mario Mafai Olio su tavola. "Fiori di pesco" 1938 Cm 15x22. Firmato in basso a destra.
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Mario Mafai nacque a Roma nel febbraio 1902. Intorno al 1917 abbandonò gli studi regolari per dedicarsi alla pittura. Nel 1924 strinse amicizia con Gino Bonichi (Scipione) con cui frequentò la Scuola libera del nudo presso l'Accademia di Belle Arti di Roma ma la sua formazione artistica si costruì soprattutto nelle gallerie e nei musei romani.
Nel 1925 si legò ad Antonietta Raphaël, pittrice e poi scultrice, da poco giunta da Parigi, dalla quale avrà tre figlie. Nel 1927 andò ad abitare, insieme alla sua compagna, nella casa-studio in Via Cavour, frequentata da Scipione e Mazzacurati. Nello stesso anno esordì nella "Mostra di studi e bozzetti" organizzata dall’Associazione Artistica Nazionale in Via Margutta.
Nel 1928 espose alla XCIV^ Mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti e strinse rapporti di amicizia con Ungaretti, de Libero, Sinisgalli, Beccaria, Falqui.
Nel 1929 costituì, insieme a Scipione e alla Raphaël un gruppo artistico detto "Scuola romana". La loro dimora di Via Cavour divenne punto di riferimento e luogo di discussione per diversi artisti e letterati, tra cui Enrico Falqui, Giuseppe Ungaretti, Libero de Libero, Leonardo Sinisgalli, Renato Marino Mazzacurati e lo stesso Scipione. Longhi, recensendo la I^ Sindacale del Lazio, coniò per il terzetto Mafai- Scipione- Raphaël il termine "Scuola di Via Cavour".
Nel 1931 espose alla I^ Quadriennale di Roma e nell'anno successivo alla XVIII^ Biennale di Venezia e partecipò, con altri esponenti della Scuola romana, ad una mostra itinerante negli Stati Uniti protrattasi sino all'anno successivo.Nel 1932 esordì alla XVIII^ Biennale di Venezia.
Gli anni 1933-34 furono per l'artista anni di proficuo lavoro, che produsse alcune delle sue opere maggiori, "Donne che distendono al sole", "Nudo in riposo" (Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna), "Lezione di piano" e la serie dei "Fiori". L'anno successivo espose 29 dipinti alla II^ Quadriennale di Roma ed alla XXI^ Biennele di Venezia del 1938 ove ebbe una sala tutta per lui e per Alberto Ziveri: Nel 1939. per sottrarre la sua compagna alle discriminazioni razziali si trasferì con la famiglia a Genova, e, sempre in quell'anno espose le sue opere a Milano alla Galleria Grande ed a San Francisco, nella mostra itinerante "Exhibition of Contemporary Italian Painting".
Nel 1940 tenne una importante mostra personale alla Galleria Barbaroux e vinse il premio Bergamo.
Nel 1943 fece ritorno a Roma e nel 1944 fu tra i principali protagonisti della mostra "Arte contro la barbarie" promossa da "L'Unità" alla Galleria di Roma, dove presentò le "Fantasie".
Nel 1948 si iscrisse al PCI e prese parte alla XXIV^ Biennale di Venezia con un gruppo di opere prodotte dal 1938 al 1947.
Nel biennio 1949-1950, accettò di collaborare alla formazione dell'importante collezione Verzocchi (conservata oggi alla Pinacoteca Civica di Forlì) sul tema del lavoro . Nel 1955 partecipò alla VII Quadriennale di Roma e nel 1958 alla Biennale di Venezia e di nuovo alla Quadriennale di Roma che nel 1959 che dedicò una mostra storica alla Scuola romana. Nel 1964 tenne la sua ultima personale alla Galleria L'Attico a Roma.
L'artista morì a Roma nel marzo 1965.
Luigi Bartolini "Ritratto di giovane donna"
Olio su tavola cm.28x37.
Firmato in basso a destra e datato 1938. Esposto alla XXI° e XXIII° Biennale d'arte di Venezia.
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Incisore, pittore, scrittore e critico d’arte Luigi Bartolini nacque a Cupramontana l'8 febbraio 1892. E' considerato insieme a Giorgio Morandi e Giuseppe Viviani tra i maggiori incisori italiani del Novecento.
Iniziò studiare incisione nel 1912, con una predilezione per Goya, Rembrandt, Fattori. Le sue prime acquaforte risalgono al 1914. Esordì nel 1921 alla Mostra nazionale dei Grigioverdi a Napoli.
Nel 1923 partecipò all'esposizione degli Amatori e Cultori, ma l’affermazione come incisore venne nel 1924 con la mostra di 70 acqueforti presso la Casa Palazzi di Roma. Nel 1925 espose alla II^ Biennale romana.
Partecipò, su invito, sia come incisore che come pittore a quasi tutte le edizioni della Biennale di Venezia dal 1928 al 1962. Nel periodo 1949-1950, realizzò, insieme ad un autoritratto, Le mietitrici per l'importante collezione Verzocchi di Forlì, oggi alla Pinacoteca Civica di quella città.
Lontano da convenzioni e da posizioni di comodo, polemico e sarcastico ai massimi livelli, Bartolini non fu di certo accomodante, nemmeno con personaggi che avrebbero potuto significare molto per la sua carriera e la sua notorietà. Il suo stile si riallaccia alla tradizione naturalista italiana dell'Ottocento guardando al contempo le stampe di Rembrandt, Goya, Telemaco Signorini, Giovanni Fattori e degli incisori del Settecento italiano.
Nel 1946 pubblicò il romanzo 'Ladri di biciclette', dal quale Cesare Zavattini trasse spunto per la sceneggiatura dell'omonimo film di Vittorio De Sica.
Morì a Roma nel maggio 1963.
M. Plaintry. Nudo di donna. Anni 20/30
Olio su tela cm 46 x 35.
Firmato in basso a destra.
Huguette Giraud "Le Sacre coeur"
Olio su tela. Anno 1988.
Olio su tela cm.50x70.
Esposto al Salon des Indipendents nel 1988
Catalogo
Huguette Giraud "Café de Paris"
Olio su tela cm.50x70. Anno 2002.
Esposto al Salon des Indipendents nel 2002
Catalogo
Huguette Giraud "Ritratto di giovane dama fiorentina"
Olio su tela cm.38x48. Anno 1998
Cornice in oro zecchino.
Venjamin Hadzi-Naumov "Armagedon"
Acrilico su cartone cm.50x40. Anno 2000
Venjamin Hadzi-Naumov "Verso la salita"
Olio su tela cm.24,5x22,5. Anno 2000.
Didemetrio "Campo di grano"
Acrilico su tela cm.44,5x34,5. Anno 2002.
Didemetrio "Mare d'erba"
Acrilico su tela cm.44,5x34,5. Anno 2002.
Paolo Veneziani "La casetta bianca"
Olio su tela cm.60x60. Anno 1978.






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